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PostHeaderIcon HA PREVALSO IL BUON SENSO.

Parcheggi

LETTERA del  Comitato Artigiani, Commercianti eprofessionisti PROTOCOLLATA  IN DATA 19/APRILE 2012 

 

SPETT.LE SINDACO COMUNE DI CUTROFIANO  

ASS. ATTIVITA’ ECONOMICHE E PRODUTTIVE 

PRESIDENTE COMMISSIONE ATTIVITA’ PRODUTTIVE 

CONSIGLIERE LUCA CAMPA 

COMANDANTE VIGILI URBANI

CAPO GRUPPO MAGGIORANZA 

CAPO GRUPPO MINORANZA 

VIA ASCOLI 

73020 CUTROFIANO (LE) 

Cutrofiano18/04/2012 

OGGETTO: COMUNICAZIONE PARERE PARCHEGGI A PAGAMENTO E PROPOSTE

            ALTERNATIVE. 

 Spett.le Sindaco, 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 20 Aprile 2012 12:01)

 

PostHeaderIcon Parcheggi a Pagamento una scelta azzardata.

L’Amministrazione comunale di Cutrofiano, intende attivare il sistema dei “Parcheggi a Pagamento”, nelle zone limitrofe al centro storio e in prossimità di altre aree del paese.

 
Con un pubblico incontro avvenuto Giovedì 12 Aprile, la Giunta ha illustrato il progetto in fase avanzata, con l’intento - a loro dire - di raccogliere altre idee o di migliorare il modello esposto.

L’operazione a quanto pare, per il Comune è a costo zero, come zero saranno gli introiti della tassazione alla sosta.


Lo scopo di tale iniziativa, sembra essere una soluzione per decongestionare e favorire l’avvicendamento dei pochi parcheggi rimasti vicino al centro storico, cercando di ottenere una maggiore fruibilità dei parcheggi per un maggior numero di veicoli e contemporaneamente, - a loro dire - educare gli automobilisti al rispetto delle norme stradali.

L’operazione risolverebbe, secondo l’amministrazione, anche il problema dello scarso controllo e vigilanza, a causa della carenza di organico nel corpo dei Vigili Urbani.

Il progetto prevede la creazione di circa 178 aree “Blu” per parcheggi a pagamento, gestiti da una società terza, la quale si accollerà gli oneri di installazione dei dispositivi di pagamento automatico della sosta, il tutto per un anno di “Sperimentazione”.


Strade intressate dai parcheggi a pagamento


I Costi?

Per un’ora di parcheggio 60 centesimi di Euro, con un minimo di 30, ci saranno anche abbonamenti riservati ai residenti e titolari di attività delle zone, di 40 euro annui, divisi in due rate semestrali.

Questo in estrema sintesi il progetto illustrato.

Malumori  e perplessità sono stati manifestati dalla maggioranza dei presenti all’incontro pubblico, i quali hanno inteso il progetto come già esecutivo e l’abbonamento come una nuova tassa ai residenti della zona.



Alcune considerazioni sul progetto:

-    il Comune di Cutrofiano non può essere confrontato a cittadine come Maglie e Galatina, in funzione del fatto che, il traffico e la maggior parte degli utilizzatori di parcheggi sono determinati dagli stessi cittadini Cutrofianesi;


-    precedenti esperienze nello stesso Comune di Cutrofiano e le recenti esperienze di comuni limitrofi come Aradeo con caratteristiche simili, hanno dimostrato la fallimentare sperimentazione del parcheggio a pagamento;


-    inoltre, si potrebbe determinare una situazioni insostenibili di ingorghi e di parcheggi selvaggi, nelle strade immediatamente adiacenti, specialmente in via Veneto e via 4 novembre alle spalle dell’ex mercato coperto. Il problema iniziale verrebbe di fatto spostato in altre zone;

Possibile scenario

-    analizzando anche l’aspetto occupazionale derivate da tale attività, si può dimostrare comunque l’insostenibilità dell’iniziativa. Infatti, considerando che 1 ora di sosta costerà 60 centesimi di Euro; che i posti auto delimitati dalle “strisce blu” saranno circa 178; che le ore di sosta giornaliere saranno 8 esclusi i festivi e che i giorni ipotizzati saranno 290 l’anno circa.
Stimando in maniera ottimistica, 1 ora e ½ di sosta giornaliera a postazione escludendo del tutto gli abbonamenti.
Si può stimare grossolanamente :

0,90 euro(costo di 1 ora e ½ di sosta) X

178 (n. di posti a pagamento) X

290 (giorni anno) =

46.458, 00 Euro/anno.

Con questa previsione di ricavi, la società o cooperativa appaltatrice, non potrebbe ammortizzare l’intervento per un solo anno, e comunque non potrebbe sostenere lo stipendio per più di un ausiliare della sosta, considerando che ne occorrono tre unità.



Quali sono allora i benefici e a chi conviene l’istituzione dei Parcheggi a Pagamento?


Comunque e in ogni caso con spirito di partecipazione,  si è voluto dare al progetto presentato una contro-proposta concreta e alternativa.

Istituire la "SOSTA A TEMPO" (con disco orario) e in alcune zone.

La soluzione ha il vantaggio di avere costi irrisori, nessun aggravio economico ai cittadini ed è di facile taratura in esercizio, a nostro avviso una migliore soluzione per i problemi succitati.

Nei casi limite come via 25 Aprile, si propone di applicare oltre il parcheggio con disco orario, l’installazione di un sistema di video-controllo.


Proposta alternativa


Controlli a campione dei parcheggi, sanzionando le irregolarità, possono essere un valido deterrente per il rispetto delle norme del codice stradale.

 
Le osservazioni e le proposte alternative qui esposte, sono il nostro contributo alla richiesta di partecipazione dei nostri Amministratori.


Ultimo aggiornamento (Martedì 17 Aprile 2012 15:25)

 

PostHeaderIcon Vinta la guerra contro la speculazione!

Forum Amici del Territorio

Il “FORUM AMICI DEL TERRITORIO”, ha concluso con successo il suo compito nella battaglia contro il fotovoltaico nell’aree agricole di Cutrofiano.

Sono stati salvati ben 134 ettari di fertile terreno agricolo.
 
Con l’ultimo diniego della Regione ricevuto in questi giorni dal Comune, per il progetto di centrale fotovoltaica della società “Ergyca Sun srl”, si chiude per sempre il capitolo speculativo del fotovoltaico a Cutrofiano.

UN LUNGO LAVORO CONGIUNTO, CHE CI HA REGALATO UNA GRANDE SODDISFAZIONE!

Un grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questa vittoria.
  
  
Il Presidente
 
Gianfranco Pellegrino 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 11 Aprile 2012 10:14)

 

PostHeaderIcon Per un approccio territorialista

Parco dei Paduli

Negli ultimi anni sono nati una serie di comitati spontanei per la tutela del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, della natura, della salute e della qualità della vita. Tutti questi comitati operano a livello locale e portano avanti una serie di iniziative. 

Il più delle volte si va a contrastare la realizzazione di opere che rappresentano uno scempio, ma c’è da chiedersi: sono singole opere sbagliate all’interno di un sistema socio-economico fondamentalmente valido o è da un quadro di valori sbagliato che scaturiscono progetti devastanti  per il territorio l’ambiente la salute e le comunità umane? E se la seconda ipotesi è corretta possiamo pensare di risolvere il problema agendo soltanto sulle conseguenze di un sistema errato e non anche sulla causa principale?  

Viviamo all’interno di un sistema che ci impone di produrre e consumare, e la maggior parte delle persone prendono per valido questo modello che ci permette di accedere a tanti beni di consumo. Poi al tempo stesso si vuole l’aria pulita, l’ambiente incontaminato, la bellezza del paesaggio, ritmi di vita più umani.

Il sistema ci dice che dobbiamo produrre e consumare sempre di più, questo ci farà diventare sempre più ricchi, ci farà competere nell’economia globalizzata, ci farà uscire dalla crisi e ci saranno sempre più risorse da poter destinare alla salvaguardia dei territori con la creazione di qualche bella oasi naturalistica ….. e tutti vissero felici e contenti.

 Ma la favola che la crescita economica indiscriminata porti vantaggi per tutti, ormai seduce solo gli allocchi.

 Produzione e consumo sono due fasi di un processo più lungo in cui c’è prima di tutto l’estrazione delle materie prime, poi la produzione di merci e l’induzione al consumo, quindi il consumo e infine la produzione di rifiuti.

 Analizziamo una alla volta ognuna di queste fasi.

 L’estrazione di materie prime distrugge i paesaggi, i territori, sventra le montagne, cancella terreni fertili e lascia dietro di sé un paesaggio sconvolto, desolato e inquinato.

 La produzione di merci distrugge altro territorio a causa della costruzione di capannoni industriali in cui la vita degli uomini è assoggettata ai ritmi e ai bisogni della produzione. In questa fase si crea ancora inquinamento con i fumi delle ciminiere che avvelenano l’aria e gli scarti della produzione che contaminano il terreno e le falde.

 Una volta prodotta, la merce deve essere acquistata e siccome di beni ce ne sono in sovrabbondanza rispetto ai bisogni, “il consumatore” viene indotto, attraverso sofisticate strategie di marketing e campagne pubblicitarie, a comprare merci che altrimenti non si sognerebbe di comprare. Pubblicità e marketing alimentano il nostro desiderio di possesso di prodotti inutili

 Quindi le merci vengono spedite nei mercati mondiali e questo produce altro inquinamento per trasporti insensati quando invece, il più delle volte, potrebbero essere consumate negli stessi territori di produzione.

A chiusura del ciclo, siccome si tratta di merci per lo più inutili, dopo qualche settimana vanno a finire in discarica: le statistiche ci dicono che ogni anno in Italia vengono prodotte oltre centomila tonnellate di rifiuti.

 O si modifica questo meccanismo o diventa velleitario pensare di modificare lo stato delle cose contrastando la realizzazione di singoli scempi e per fare questo è necessario uscire dalle scelte dettate dal mercato globalizzato e riportare i territori ad essere centrali nelle scelte economiche, ambientali, sociali. 

 Finora l’approccio della politica al problema dei territori è stato di tipo funzionalista, cioè il territorio è stato considerato uno strumento funzionale alla crescita, il luogo centrale di progettazione sociale ambientale è stato il mercato e non si è mai messo in discussione il primato dell’economia. Il problema dell’ambiente e del territorio sono rimasti marginali rispetto all’obiettivo della crescita.

Ma se vogliamo salvaguardare la nostra salute, l’ambiente, il paesaggio, ritmi di vita più umani,  dobbiamo renderci conto che questo approccio è inadeguato. Pensare che il territorio possa essere soltanto uno strumento della crescita e che alle devastazioni si possa porre rimedio grazie alla tecnologia non porta a nessun risultato concreto e questo è ormai palese agli occhi di tutti.

 Da qualche decennio a questa parte si è imposto all’attenzione generale un approccio di tipo ambientalista che rappresenta un passo in avanti rispetto al precedente. La salvaguardia della natura diventa centrale ma ci si limita a porre delle azioni correttive e marginali al modello precedente, proponendo ambiti musealizzati di natura, ma questo approccio comunque non risolve il problema perché non produce una critica radicale al modello funzionalista.

 Esiste un terzo tipo di approccio di tipo territorialista che fissa la sua attenzione sull’ambiente e sull’uomo e guarda al territorio nelle sue relazioni tra natura, cultura e storia.

In quest’ottica non si può isolare un problema di sostenibilità ambientale senza considerare le relazioni tra sistema socioculturale, sistema economico e sistema naturale.

 I territori devono poter auto sostenersi e devono trarre da se stessi le risorse per auto svilupparsi.

Il territorio ha non solo un’estensione geografica ma anche una sua profondità storica, ma l’analisi storica non deve servire a musealizzare o a realizzare sistemi caricaturali di periodi passati ma deve servire per attingere dalla storia quel sapere che può generare relazioni virtuose tra insediamento umano e ambiente e sganciarsi dal frullato omogeneizzante del mondialismo globalizzato.

 La cura, la ricostruzione e la valorizzazione dei territori richiedono una cittadinanza attiva e devono essere sviluppati dalla società locale che attualmente viene espropriata della possibilità di decidere delle risorse locali, ambientali, ed umane che vengono gestite dal mercato e bruciate nella competizione globale.

 In natura non esiste il territorio, esso è il frutto delle relazioni tra la attività socioeconomiche dell’uomo e l’ambiente che lo circonda.
Nessun territorio deve essere depredato a beneficio di altri e le popolazioni devono affermare una cultura di autogoverno e cura del territorio per sganciarsi da gestioni etero dirette per ricreare quelle omogeneità a livello locale che erano il frutto di saperi, materiali e condizioni economiche e che rendevano un territorio, un paesaggio una cultura diversa e unica rispetto ad ogni altra.

Le scelte umane vanno riterritorializzate.

Tutto questo non può riguardare soltanto le politiche ambientali, ma  deve riguardare la società nel suo complesso nelle sue forme di autogoverno, nei suoi stili abitativi, economici, produttivi e sociali.

Emilio Montagna  

 
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