
AGRIVOLTAICO O SPECULAZIONE ENERGETICA?
Approfondimento
PARTE SECONDA
Dossier di approfondimento.
10. Nota terminological.
In questo dossier viene utilizzato il termine agrivoltaico.
Negli atti amministrativi compaiono talvolta entrambe le forme, “agrivoltaico” e “agrovoltaico”. Ai fini dell’inchiesta, i due termini sono considerati equivalenti quando indicano impianti fotovoltaici su suolo agricolo con dichiarata integrazione tra produzione energetica e attività agricola.
Nel testo viene usata la forma agrivoltaico per uniformità, mantenendo eventuali denominazioni diverse solo quando fanno parte del nome ufficiale di un progetto o di un atto amministrativo.
11. La mappa dell’agrivoltaico Salentino.
La mappa dell’agrivoltaico nel Salento non si esaurisce nei progetti sottoposti a procedura statale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il MASE.
Esistono tre livelli da leggere insieme.
Il primo livello è quello dei grandi progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE, spesso relativi a impianti superiori a 10 MW e in molti casi collocati su decine di ettari.
Il secondo livello è quello degli impianti autorizzati attraverso procedimenti regionali o provinciali, spesso con Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) della Provincia di Lecce e Autorizzazione Unica (AU) della Regione Puglia.
Il terzo livello è quello dei progetti ancora in valutazione, consultazione, screening o conferenza di servizi.
Solo mettendo insieme questi tre livelli emerge la dimensione reale della pressione energetica sul territorio.
Un impianto da 50 o 70 MW ha un impatto evidente. Ma anche più impianti da 5, 6 o 8 MW, se collocati nello stesso contesto agricolo, possono modificare profondamente il paesaggio. La trasformazione non avviene soltanto con il grande impianto. Avviene anche per somma progressiva di impianti medi.
12. I progetti sottoposti a VIA e valutati dal MASE con decreto o provvedimento rilevato.
La ricognizione dei procedimenti pubblicati sul portale del MASE mostra che la provincia di Lecce e il territorio salentino sono interessati da numerosi progetti agrivoltaici di scala industriale sottoposti a VIA statale.
In diversi casi, i procedimenti sono stati definiti con decreto di VIA, cioè con l’atto attraverso cui l’amministrazione esprime il giudizio sugli effetti del progetto sull’ambiente, sul paesaggio e sul territorio.
ID MASE / VIP |
Progetto |
Proponente |
Potenza |
Comuni interessati |
Stato rilevato |
8815 |
Progetto denominato “Corte San Marco” |
Agrovoltaica S.r.l. |
49 MW |
area salentina, da verificare nel dettaglio |
Decreto positivo 2023 |
8091 |
Progetto denominato “Copertino, impianto integrato agro-ovi-fotovoltaico” |
Whysol-E Sviluppo S.r.l. |
60 MW |
Copertino, Galatina |
Decreto VIA e successiva autorizzazione regionale |
8639 |
Progetto denominato “Maramonti” |
da verificare nella scheda completa |
67,275 MW DC / 66 MW AC |
Nardò |
Decreto VIA positivo 2024 |
8031 |
Progetto denominato “Ervesa” |
GRV Solar Salento 1 S.r.l. |
circa 70 MW, di cui 20 MW storage |
Erchie, Salice Salentino, Avetrana, Veglie e aree connesse |
Decreto VIA / PUA positivo |
8818 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico Sorgenia” |
Sorgenia Renewables S.r.l. |
10,84 MW |
Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Galatina |
Decreto VIA positivo 2025 |
9152 |
Progetto denominato “Veglie / Masseria Gantalupi” |
FLYNIS PV 7 S.r.l. |
14,51 megawatt di picco (MWp) |
Veglie, opere a Salice Salentino |
Decreto VIA 2025 |
8753 |
Progetto denominato “Surbo” |
SCS 11 S.r.l. |
46,883 MW + accumulo 31,5 MW |
Lecce, Surbo |
Decreto VIA 2026 |
10005 |
Progetto denominato “Caprarica 1” |
Caprarica SPV S.r.l. |
51,97 MW |
Caprarica di Lecce, San Donato di Lecce, Soleto, Galatina |
Decreto VIA positivo con prescrizioni |
10054 |
Progetto denominato “Calabrese” |
SOLARANTO S.r.l. |
da verificare nella scheda completa |
Galatone, Galatina, Nardò |
Decreto VIA 2026 |
11291 |
Progetto denominato “05-12-13_Arnesano” |
SY04 S.r.l. |
50,96 MW |
Carmiano, Novoli, Arnesano, Copertino, Monteroni di Lecce, Lecce, Leverano |
Decreto VIA positivo con prescrizioni |
9570 |
Progetto denominato “CSPV Leverano” |
ABEI Energy Green Italy VI S.r.l. |
19,578 MW |
Nardò |
Decreto VIA 2026 |
10701 / 11165 |
Progetto denominato “Corigliano 43.8” |
ARNG Solar XI S.r.l. |
54,40 MW |
Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone, Galatina |
Decreto VIA 2026 |
10785 |
Progetto denominato “Borgo Schiavoni / Borgo” |
Energetica Salentina S.r.l. |
da verificare nella scheda completa |
Salice Salentino, Veglie, Nardò, Erchie, Avetrana |
Decreto VIA 2026 |
Questa tabella restituisce un dato chiaro: molti progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE non hanno la scala del piccolo impianto agricolo. Sono infrastrutture energetiche complesse, con opere di rete, cabine, recinzioni, cavidotti e sistemi di gestione industriale.
La denominazione agrivoltaica non elimina questa natura infrastrutturale.
13. I progetti in valutazione o non ancora classificati come autorizzati.
Accanto ai progetti già conclusi con decreto o provvedimento rilevato, esiste una fascia di progetti ancora in valutazione, consultazione, screening o comunque non classificati come definitivamente autorizzati nella ricognizione disponibile.
ID MASE / VIP |
Progetto |
Proponente |
Potenza |
Comuni interessati |
Stato rilevato |
9039 |
Progetto denominato “Manimuzzi” |
da verificare |
da verificare |
Provincia di Lecce |
Procedura in consultazione |
9207 |
Progetto denominato “Salice Sanchirico” |
Trina Solar Papiro S.r.l. |
40,68 MW |
Salice Salentino |
Procedura VIA statale |
9149 |
Progetto denominato “Veglie–Salice” |
FLYNIS PV 10 S.r.l. |
20,44 MW |
Veglie, Salice Salentino |
Procedura VIA statale |
9675 |
Progetto denominato “Galatina” |
FLYNIS PV 43 S.r.l. |
17 MW |
Galatina |
Procedura VIA statale |
9708 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico” |
New Solar Blue S.r.l. |
33,568 MW |
Galatina, Soleto |
Procedura VIA statale |
9582 |
Progetto denominato “BRUNO” |
Inergia Solare Sud S.r.l. |
17,458 MW |
Guagnano, Salice Salentino, Cellino San Marco |
Procedura VIA statale |
9409 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico” |
Solar Energy Quattro S.r.l. |
42,334 MW |
Salice Salentino, Guagnano, San Pancrazio Salentino |
Procedura VIA statale |
9577 |
Progetto denominato “SV03” |
HEPV19 S.r.l. |
11,467 MW |
Guagnano, Campi Salentina, Cellino San Marco, San Donaci |
Procedura VIA statale |
9223 |
Progetto denominato “PV5 Campi” |
Società Agricola Solar Power S.r.l. |
da verificare |
Guagnano, San Donaci, Cellino San Marco |
Procedura VIA statale |
8581 |
Progetto denominato “Builli” |
Lecce 2 PV S.r.l. |
da verificare |
Nardò, Copertino, Leverano |
Procedura VIA statale |
8858 |
Progetto denominato “Fedele” |
Stern PV1 S.r.l. |
21,83 MW |
Galatina, contrada Duca-Galatina |
Procedura VIA statale |
8512 / 8519 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico Nardò” |
Società Agricola Solarpower S.r.l. |
46,60 MW |
Nardò |
Procedura VIA / PUA |
11272 / 13096 |
Progetto denominato “Masseria Tramacere / Lequile” |
Montesejo Lequile S.r.l. |
43,84 MW |
Lequile, Copertino, Nardò |
Procedura VIA statale |
11502 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico avanzato” |
SETTE S.r.l. |
da verificare |
Provincia di Lecce |
Procedura VIA statale |
11514 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico avanzato” |
Solaria Promozione e Sviluppo Fotovoltaico S.r.l. |
da verificare |
Provincia di Lecce |
Procedura VIA statale |
11555 |
Progetto denominato “RINNOSOLAR” |
ALCE Energy S.r.l. |
29,95 MW + accumulo 10,35 MW |
Lecce, Guagnano e aree connesse |
Procedura VIA statale |
11782 |
Progetto denominato “RINNOSOLAR” |
ALCE Energy S.r.l. |
25,025 MW + accumulo 10,35 MW |
Surbo, Lecce, Campi Salentina, Guagnano, Cellino San Marco, San Donaci |
Procedura VIA statale |
10124 |
Progetto denominato “Cerfeta” |
CFA Solar S.r.l. |
26,88 MW |
Veglie |
Procedura VIA statale |
8871 |
Progetto denominato “Masseria Gantalupi” |
FLYNIS PV 7 S.r.l. |
14,51 MW |
Veglie, connessione a Salice Salentino |
Procedura poi sfociata nel decreto 2025 |
8867 |
Progetto denominato “Parco agrivoltaico” |
FLYNIS PV 10 S.r.l. |
20,44 MW |
Veglie, Salice Salentino |
Procedura VIA statale |
9099 |
Progetto denominato “Impianto 90” |
HEPV10 S.r.l. |
25 MW |
Lecce |
Procedura archiviata |
8272 |
Progetto denominato “Barba” |
proponente da verificare |
30 MW nominali / 34,063 MWp |
Lecce |
Procedura VIA statale |
8914 |
Progetto denominato “SPOT24” |
HEPV09 S.r.l. |
9,25 MW nominali / 10,39 MWp |
Lecce, connessione a Campi Salentina |
Procedura VIA statale |
Questa lista va letta con cautela. Non tutti questi progetti sono autorizzati. Alcuni sono in istruttoria, altri in consultazione, altri ancora richiedono ulteriori verifiche documentali.
Il dato rilevante, però, è la pressione progettuale. Anche quando un impianto non è ancora costruito, la sua presenza nel procedimento amministrativo segnala una traiettoria di trasformazione possibile.
14. Gli impianti autorizzati da Provincia di Lecce e Regione Puglia.
Oltre ai progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE, esiste un livello autorizzativo regionale e provinciale.
Per diversi impianti, soprattutto sotto soglia statale, il procedimento si sviluppa attraverso il PAUR rilasciato dalla Provincia di Lecce e l’AU rilasciata dalla Regione Puglia.
Questa seconda mappa è fondamentale, perché mostra che la pressione agrivoltaica non arriva solo dai grandi progetti valutati in sede statale. Esiste anche una rete di impianti medio-grandi autorizzati sul territorio provinciale.
Impianto |
Proponente |
Potenza |
Comune/i interessati |
Autorità / atto rilevato |
Stato |
Progetto denominato “Torre Pinta” |
Lecce 1 PV S.r.l. |
6 MW nominali / 7,515 MWp |
Galatina, località Torre Pinta |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “RFVP15” |
HEPV03 S.r.l. |
circa 6,475 MW nominali / 7,8204 MWp installati |
Galatina |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Molinari” |
New Solar White S.r.l. |
28,280 MWp |
Galatina |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Galluccio” |
Fedenergy Solar S.r.l. |
5,200 MW nominali / 5,96904 MWp |
Galatina |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Impianto 127” |
HEPV16 S.r.l. |
6,150 MW in immissione / circa 6,475 MW nominali / 8,008 MWp installati |
Galatone |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Bardoscia2” |
Opdenergy Salento 2 S.r.l. |
5,95 megawatt elettrici (MWe) nominali / 6,89 MWe di picco |
Cutrofiano, località Lame; opere anche a Galatina e Sogliano Cavour |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Lecce1” |
Costa Solar Italy 003 S.r.l. |
6,36 MWp |
Cavallino |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Copertino” |
Whysol-E Sviluppo S.r.l. |
60 MW fotovoltaici, con sistema di accumulo |
Copertino, Galatina |
AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “SPOT 40” |
HEPV06 S.r.l. |
66 MWe |
Veglie; opere anche a Salice Salentino, Avetrana ed Erchie |
AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Il dato è rilevante perché amplia il quadro.
Se si osservano solo i progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE, si vede una parte della trasformazione. Se si aggiungono gli impianti regionali e provinciali, emerge un quadro più denso: una somma di progetti di dimensione diversa, ma concentrati su territori agricoli già fragili.
Anche un impianto da 6 MW può contribuire all’effetto cumulativo se si inserisce in un’area già interessata da altri impianti, cavidotti, cabine e opere di connessione.
La trasformazione non è fatta solo dai grandi numeri.
È fatta anche dalla ripetizione.
15. Procedimenti non inseriti tra gli autorizzati.
Alcuni procedimenti individuati nella ricerca non sono stati inseriti nella tabella degli autorizzati perché dagli atti consultati risultano ancora in verifica, in istruttoria o in conferenza di servizi, senza un provvedimento finale di autorizzazione rilevato.
Impianto |
Proponente |
Potenza |
Comune/i |
Stato rilevato |
Progetto denominato “Loffreda” |
Pivexo 2 S.r.l. |
9,12535 MWp DC / 7,90 MW AC |
Lecce |
Verifica di assoggettabilità a VIA / non classificato come autorizzato |
Progetto denominato “FV-Salonna” |
Solaer Clean Energy Italy 08 S.r.l. |
2,800 MW AC / 3,80484 MWp DC |
Lecce, località Salonna; opere anche a Surbo |
PAUR in corso / conferenza di servizi; non classificato come autorizzato |
Questa distinzione è importante.
Un impianto in verifica non è un impianto autorizzato. Un procedimento in conferenza di servizi non è un titolo finale. Un progetto depositato non è un impianto realizzato.
Un dossier serio deve distinguere tra ciò che è autorizzato, ciò che è in valutazione e ciò che è soltanto proposto.
La precisione è parte dell’inchiesta.
16. Gli impianti autorizzati con parere negativo del Ministero della Cultura.
Tra gli impianti agrivoltaici autorizzati nel Salento risultano diversi casi in cui il MASE ha concluso positivamente la VIA nonostante il parere negativo del MiC.
I casi documentati sono tre.
Impianto |
Proponente |
Potenza |
Comuni |
Esito del procedimento statale |
Parere MiC |
Progetto denominato “Corigliano 43.8” |
ARNG Solar XI S.r.l. |
54,40 MW |
Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone, Galatina |
VIA positiva con decreto MASE |
Negativo |
Progetto denominato “Sorgenia ID 8041” |
Sorgenia Renewables S.r.l. |
circa 10,84 MW |
Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Galatina |
VIA positiva con decreto MASE |
Negativo |
Progetto denominato “Ervesa” |
GRV Solar Salento 1 S.r.l. |
circa 70 MW, di cui 20 MW storage |
Veglie, Salice Salentino, Erchie, Avetrana e aree connesse |
Procedimento concluso con esito positivo |
Negativo |
Il dato è importante perché il parere negativo del MiC non riguarda dettagli marginali.
Nei pareri ricorrono temi sostanziali: contrasto con il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia (PPTR), impatto sulla campagna a mosaico, alterazione del paesaggio rurale, interferenza con masserie, coni visuali, beni archeologici, artificializzazione del suolo agricolo e impatti cumulativi.
Il dissenso del MiC non ferma automaticamente il procedimento. La normativa sulle aree idonee consente al MASE, in determinate condizioni, di superare il parere negativo.
Ma superare un parere non significa ignorarlo.
Significa motivare in modo preciso perché quelle criticità sono considerate superabili.
17. Il quadro normativo: la legge che accelera.
Per capire l’espansione dell’agrivoltaico nel Salento bisogna partire dalla legge.
Il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, recepisce la direttiva europea RED II e ridisegna la politica italiana sulle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER). La norma introduce obiettivi, semplificazioni, incentivi, comunità energetiche, meccanismi di promozione e il tema centrale delle aree idonee.
L’articolo 20, nella formulazione originaria, disciplina l’individuazione delle superfici e delle aree idonee per l’installazione degli impianti da FER.
La logica è duplice.
Da un lato, accelerare la transizione energetica.
Dall’altro, evitare che l’accelerazione avvenga senza criteri territoriali.
La legge non nasce per trasformare ogni area agricola in area energetica. Al contrario, indica una gerarchia: prima le superfici già edificate, compromesse, degradate, industriali, infrastrutturali o marginali; poi, solo con maggiore cautela, le aree agricole.
Questa distinzione è decisiva per il Salento.
Molti grandi progetti agrivoltaici non ricadono su tetti, parcheggi, capannoni, cave dismesse o aree industriali. Ricadono su campagne, paesaggi rurali, aree agricole, contesti storici, zone interessate da masserie, visuali e trame agrarie.
La legge accelera.
Ma l’accelerazione non cancella il territorio.
18. Gli obiettivi assegnati alla Puglia.
Il decreto ministeriale 21 giugno 2024 sulle aree idonee assegna alle Regioni una traiettoria di potenza rinnovabile aggiuntiva da raggiungere entro il 2030.
Per la Puglia i valori comunemente riportati sono:
Anno |
Obiettivo di potenza FER aggiuntiva |
2024 |
1.672 MW |
2025 |
2.405 MW |
2030 |
7.387 MW |
Questi numeri sono spesso usati per giustificare nuovi impianti. Ma vanno letti correttamente.
Sono obiettivi quantitativi. Non sono una deroga generale alla tutela del paesaggio. Non eliminano il PPTR. Non annullano i pareri dei Comuni. Non rendono irrilevanti le osservazioni del MiC. Non trasformano automaticamente ogni terreno agricolo in superficie disponibile.
La Puglia deve contribuire agli obiettivi nazionali.
Ma deve farlo scegliendo dove installare nuova potenza, quali aree privilegiare, quali suoli preservare, quali paesaggi non compromettere e quali modelli di agrivoltaico considerare realmente coerenti con la continuità agricola.
Il punto non è solo raggiungere i megawatt.
Il punto è raggiungerli senza perdere territorio.
19. Il nuovo Testo unico FER e le aree idonee.
Il quadro normativo è stato modificato dal decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, e successivamente dal decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, convertito dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4.
La disciplina delle aree idonee è stata riorganizzata nel nuovo articolo 11-bis del d.lgs. 190/2024.
Il nuovo sistema considera idonee diverse categorie di aree già trasformate o compromesse: siti già occupati da impianti della stessa fonte, siti di bonifica, cave e miniere cessate o degradate, discariche chiuse o ripristinate, aree ferroviarie, autostradali, aeroportuali, demaniali, industriali, logistiche, parcheggi coperti, edifici e strutture edificate.
Questa impostazione conferma una linea di buon senso: il fotovoltaico deve trovare spazio prima dove il suolo è già compromesso, edificato o infrastrutturato.
Per questo i grandi impianti su suolo agricolo devono essere valutati con particolare attenzione.
Se la legge privilegia le aree già trasformate, ogni occupazione di campagna agricola richiede una motivazione forte, una valutazione rigorosa e una verifica reale dell’attività agricola promessa.
20. La nuova definizione di agrivoltaico.
La disciplina aggiornata definisce l’impianto agrivoltaico come un impianto fotovoltaico che preserva la continuità delle attività colturali e pastorali sul sito di installazione.
Questa definizione sposta il tema dal nome alla sostanza.
Un impianto non è agrivoltaico perché lo dichiara il proponente. È agrivoltaico se mantiene davvero la produzione agricola.
La legge di conversione del 2026 introduce anche un elemento importante: il proponente deve dotarsi di una dichiarazione asseverata, redatta da un professionista abilitato, che attesti l’idoneità dell’impianto a conservare almeno l’80 per cento della produzione lorda vendibile.
Questo criterio è centrale.
La produzione agricola non può essere generica. Deve essere misurabile. Deve avere un riferimento. Deve poter essere controllata nel tempo.
L’80 per cento della produzione lorda vendibile diventa una soglia che costringe a verificare la serietà del progetto agricolo.
Non basta promettere colture.
Bisogna dimostrare che quelle colture possono produrre.
21. Il ruolo dei Comuni: controlli, ricorsi e pianificazione.
La disciplina aggiornata prevede che, nei cinque anni successivi alla realizzazione di un impianto agrivoltaico, il Comune territorialmente competente verifichi la persistente idoneità del sito all’uso agro-pastorale.
Questo passaggio può diventare importante, perché restituisce ai Comuni un ruolo nel controllo concreto degli impianti.
La vera verifica dell’agrivoltaico, infatti, non è nel rendering iniziale. È nel campo, dopo la costruzione. È nella presenza reale delle colture. È nella produzione. È nella manutenzione. È nella possibilità di continuare a usare il terreno come terreno agricolo.
Ma il ruolo dei Comuni non inizia dopo la costruzione.
I Comuni possono intervenire già durante la fase istruttoria. Possono analizzare gli atti progettuali, gli studi ambientali, i piani colturali, le interferenze paesaggistiche, gli impatti cumulativi, la coerenza con il piano urbanistico, il rapporto con il PPTR, la presenza di masserie, strade rurali, vincoli, visuali e beni archeologici.
Un parere contrario generico pesa poco. Un parere tecnico, motivato e documentato può diventare un elemento importante del procedimento.
Quando emergono carenze istruttorie, motivazioni insufficienti, sottovalutazione degli impatti cumulativi, contrasti con la pianificazione o mancata considerazione dei pareri contrari, il Comune può valutare anche il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).
Il ricorso al TAR non è uno slogan. Non è un gesto simbolico. È uno strumento giuridico che ha senso solo quando esistono margini concreti per contestare l’atto autorizzativo.
Accanto alla difesa in giudizio, c’è poi la pianificazione.
Il disegno di legge regionale pugliese sulle aree idonee apre una fase nella quale i Comuni devono attrezzarsi per non subire le localizzazioni. La scelta delle aree idonee deve diventare un lavoro di copianificazione: distinguere le aree già compromesse da quelle agricole di valore, le superfici compatibili dai paesaggi da preservare, le zone industriali dalle campagne identitarie.
Un Comune virtuoso non si limita a dire no.
Studia gli atti.
Motiva le osservazioni.
Pianifica le aree.
Controlla gli impianti.
Ricorre al TAR quando vi sono presupposti fondati.
Così la transizione energetica può essere governata e non soltanto subita.
22. Il disegno di legge regionale pugliese del 2026.
Nel 2026 la Giunta regionale pugliese ha approvato lo schema di disegno di legge sulle aree idonee da trasmettere al Consiglio regionale.
Allo stato delle fonti consultate, il testo risulta come disegno di legge regionale e non come legge regionale definitivamente approvata e pubblicata sul Bollettino ufficiale.
La posizione della Regione è rilevante.
Da un lato, la Regione riconosce che le aree idonee definite dallo Stato non possono essere ridotte dalle Regioni. Dall’altro, afferma di voler limitare l’individuazione di aree aggiuntive, tenendo conto dell’elevato numero di iniziative già autorizzate o proposte sul territorio pugliese.
La Regione richiama un dato significativo: tra il 2021 e il 2025 in Puglia sarebbero stati autorizzati 4.471 MW di nuovi impianti, a fronte di circa 1.700 MW realizzati.
Questo significa che il problema non è soltanto trovare nuove aree.
Il problema è governare un’enorme massa di progetti già autorizzati, proposti o in corso di valutazione.
Il disegno regionale assume una logica conservativa: aggiungere aree idonee solo dove necessario, preservare paesaggio e agricoltura, tutelare ulivi, produzioni agroalimentari di qualità, Denominazione di Origine Protetta (DOP), Indicazione Geografica Protetta (IGP), biologiche, tradizionali e colture identitarie.
Per il Salento questo passaggio è importante.
Se la stessa Regione riconosce che esiste già una forte pressione di progetti e che occorre tutelare agricoltura e paesaggio, allora i grandi impianti su suolo agricolo non possono essere trattati come opere ordinarie.
Devono essere valutati dentro un contesto già saturo di richieste, autorizzazioni e trasformazioni possibili.
23. La scienza dell’agrivoltaico: prove utili ma non definitive.
La letteratura scientifica conferma che l’agrivoltaico può produrre risultati positivi.
Può ridurre lo stress idrico.
Può proteggere alcune colture dal calore.
Può migliorare l’uso dell’acqua.
Può aumentare l’efficienza complessiva del suolo.
Può raffreddare i pannelli e migliorare la produzione energetica.
Ma gli stessi studi mostrano anche limiti importanti.
Le rese agricole possono cambiare molto. Alcune colture migliorano, altre peggiorano. L’ombreggiamento può essere utile in certi climi e dannoso in altri. La riduzione della radiazione fotosinteticamente attiva può provocare cali produttivi, soprattutto per colture che hanno bisogno di molta luce.
La scienza non dice che l’agrivoltaico sia sempre positivo.
Dice che può funzionare in condizioni specifiche.
Questo punto è decisivo per il dossier. La letteratura scientifica non può essere usata come una formula generale per legittimare ogni impianto. Deve essere usata come criterio di verifica per valutare se un determinato progetto, in un determinato luogo, con determinate colture, abbia davvero senso agricolo.
24. Gli esperimenti scientifici e la differenza di scala.
Gli studi scientifici più citati sull’agrivoltaico sono spesso condotti su superfici sperimentali ridotte.
Studio / Paese |
Colture |
Durata sperimentale |
Superficie |
Risultato principale |
Progetto denominato “APV-RESOLA”, Germania |
grano, patate, trifoglio, sedano rapa |
sperimentazione pluriennale, con più raccolti documentati |
circa 1/3 ettaro |
risultati positivi in alcune condizioni, soprattutto in annate calde |
Studio sul riso, Giappone |
riso |
2016-2018 |
336 m² |
valutazione dell’ombreggiamento compatibile con almeno l’80% della resa |
Studio sul pomodoro, Bari |
pomodoro |
una stagione, maggio-agosto |
480 m² |
riduzione della luce e cali di resa, con risparmio idrico |
Studio su officinali, San Severo |
salvia, origano, rosmarino, lavanda, timo, menta |
una stagione sperimentale |
3.450 m² |
risultati interessanti su alcune officinali, da confermare |
Ricerche in Arizona |
pomodoro, peperoncini e orticole |
sperimentazioni avviate dal 2017 |
siti sperimentali e laboratorio da 1,5 acri |
benefici in ambiente arido, ma necessità di verifiche di scala |
La differenza con i grandi impianti salentini è enorme.
Il progetto denominato “Corigliano 43.8” interessa circa 71,50 ettari.
È oltre duecento volte più grande del campo sperimentale tedesco.
È oltre duemila volte più grande del campo giapponese sul riso.
È enormemente più grande della prova barese sul pomodoro.
È oltre duecento volte più grande della prova di San Severo.
Questa sproporzione non dimostra che un grande impianto non possa funzionare. Dimostra però che gli studi sperimentali non possono essere usati come prova automatica della sostenibilità di impianti industriali.
La sperimentazione dimostra possibilità.
Non dimostra compatibilità universale.
25. La conclusione scientifica per il Salento.
La conclusione scientifica è semplice: bisogna misurare.
Bisogna misurare la luce.
Bisogna misurare l’acqua.
Bisogna misurare le rese.
Bisogna misurare la produzione agricola prima e dopo l’impianto.
Bisogna misurare la produzione lorda vendibile.
Bisogna verificare le colture.
Bisogna controllare la continuità agricola nel tempo.
Per il Salento non basta dire che l’agrivoltaico è una tecnologia promettente.
Occorre dimostrare che il singolo progetto funziona su quei terreni, con quelle colture, con quel layout, con quella disponibilità idrica, con quella ombra, con quelle dimensioni e con quei controlli.
Se un progetto propone lavanda, piante officinali, apicoltura, seminativi o pascolo, deve dimostrare che quelle attività sono reali e sostenibili.
La scienza non legittima l’etichetta.
La scienza impone verifiche.
26. Il nodo giuridico: parere non vincolante non significa parere inutile.
Uno dei punti più delicati del dossier riguarda il rapporto tra MASE e MiC.
Nei procedimenti relativi a impianti da fonti rinnovabili localizzati in aree idonee, il parere paesaggistico può essere obbligatorio ma non vincolante. Questo significa che il MASE può autorizzare un impianto anche se il MiC esprime parere negativo.
Ma “non vincolante” non significa “inutile”.
Il parere negativo del MiC resta un atto tecnico rilevante. Se viene superato, l’amministrazione deve spiegare perché le criticità indicate non impediscono l’autorizzazione.
La motivazione deve essere concreta. Deve confrontarsi con il contenuto del parere. Deve spiegare perché gli impatti paesaggistici sono ritenuti accettabili, perché gli impatti cumulativi non sono ostativi, perché le prescrizioni sono sufficienti, perché le criticità archeologiche sono gestibili, perché il contrasto con il PPTR non impedisce il giudizio positivo.
Il MASE può superare il parere negativo.
Ma deve motivare.
Il punto giuridico non è solo il potere di autorizzare. È la qualità della motivazione con cui quel potere viene esercitato.
27. Il caso del progetto denominato “Corigliano 43.8”.
Il progetto denominato “Corigliano 43.8”, proposto da ARNG Solar XI S.r.l., riguarda un impianto agrivoltaico da 54,40 MW nei Comuni di Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone e Galatina.
Il progetto prevede 81.200 moduli fotovoltaici, diciotto sottocampi, cabine di trasformazione, cabina di ricezione, cabina di stoccaggio, recinzioni, viabilità interna, videosorveglianza, illuminazione, cavidotti e opere accessorie.
La superficie interessata è di circa 71,50 ettari.
Questi numeri collocano il progetto in una dimensione industriale. Non si tratta di un piccolo impianto agricolo, ma di una infrastruttura energetica estesa dentro un territorio rurale storico.
Nel procedimento, la Commissione tecnica Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNRR-PNIEC) ha espresso parere favorevole con condizioni. Il MiC, attraverso la Soprintendenza speciale per il PNRR, ha espresso parere negativo.
Il parere negativo segnala impatti significativi sul patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico, anche cumulativi, e rileva criticità rispetto al PPTR.
Il decreto MASE dà atto del parere negativo, dell’interesse archeologico diffuso e qualificato e della necessità di sottoporre l’intervento alla seconda fase della verifica preventiva dell’interesse archeologico.
Nonostante questo, il procedimento si conclude con giudizio positivo di compatibilità ambientale.
Il caso del progetto denominato “Corigliano 43.8” è centrale perché mostra il meccanismo dell’intera vicenda: un grande impianto su suolo agricolo, un parere tecnico negativo del MiC, un decreto positivo del MASE e una serie di prescrizioni che rinviano alla fase successiva la gestione di criticità rilevanti.
28. Il caso del progetto denominato “Sorgenia ID 8041”.
Il progetto denominato “Sorgenia ID 8041”, proposto da Sorgenia Renewables S.r.l., riguarda un impianto agrivoltaico da circa 10,84 MW nei Comuni di Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano e Galatina.
Nel procedimento risultano il parere favorevole della Commissione tecnica PNRR-PNIEC, il parere negativo del MiC e i pareri negativi dei Comuni di Cutrofiano e Corigliano d’Otranto.
Anche in questo caso il procedimento si conclude con decreto positivo del MASE.
Il parere MiC descrive un territorio caratterizzato da campagna a mosaico, masserie, trame agrarie, beni storico-testimoniali e criticità paesaggistiche e archeologiche. Il dissenso riguarda il contrasto con il PPTR e gli impatti negativi significativi sul patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico, anche cumulativi.
Il caso del progetto denominato “Sorgenia ID 8041” è rilevante anche perché il parere MiC richiama un principio importante: se il MASE intende superare il parere tecnico negativo, deve rendere esplicita e adeguata motivazione nell’atto conclusivo.
Questo passaggio rafforza il nodo giuridico dell’intera inchiesta.
Non basta affermare che il parere è non vincolante.
Occorre spiegare perché viene superato.
29. Il caso del progetto denominato “Ervesa”.
Il progetto denominato “Ervesa”, proposto da GRV Solar Salento 1 S.r.l., riguarda un impianto agrivoltaico di grande scala, con potenza complessiva pari a circa 70 MW, di cui 20 MW in storage, con opere nei territori di Veglie, Salice Salentino, Erchie, Avetrana e aree connesse.
Anche per il progetto denominato “Ervesa” risulta un parere negativo del MiC, seguito da un esito autorizzativo positivo.
Questo caso dimostra che il superamento del dissenso del MiC non è un episodio isolato. Riguarda più procedimenti e più aree della provincia di Lecce e del territorio salentino.
Il dato conferma una tendenza: nei procedimenti energetici, la spinta autorizzativa può prevalere anche su valutazioni paesaggistiche negative, purché l’autorità procedente ritenga di motivare il superamento.
La questione resta aperta sul piano della qualità della motivazione e della valutazione degli impatti cumulativi.
30. Gli impatti cumulative.
Gli impatti cumulativi sono uno dei punti più importanti dell’intero dossier.
Un singolo impianto viene valutato nel suo perimetro. Ma il territorio subisce l’effetto della somma.
Quando in una stessa area si concentrano più impianti, più cavidotti, più cabine, più recinzioni e più opere di connessione, l’impatto complessivo può diventare molto maggiore della somma formale dei singoli progetti.
Il MiC insiste più volte su questo punto.
Gli impatti cumulativi riguardano la perdita progressiva di paesaggio agricolo, la frammentazione delle trame rurali, la trasformazione delle visuali, la riduzione della continuità tra masserie e fondi, l’inserimento ripetuto di elementi artificiali, la saturazione percettiva del territorio.
La procedura amministrativa tende a isolare.
Il paesaggio, invece, cumula.
Questo è uno dei limiti più evidenti del sistema autorizzativo.
31. Il paesaggio come costo non contabilizzato.
Il paesaggio non compare come voce economica nel bilancio dell’impianto.
Non è un costo di costruzione.
Non è un costo di manutenzione.
Non è un costo di connessione.
Non è un costo finanziario.
Eppure è uno dei beni più direttamente trasformati.
Nel Salento, il paesaggio agricolo non è solo valore estetico. È valore culturale, turistico, identitario ed economico.
La campagna a mosaico, le masserie, i muretti, le strade rurali, gli uliveti, i seminativi, le visuali e i beni archeologici costituiscono un sistema riconoscibile. Quando un grande impianto entra in questo sistema, ne modifica la percezione e la struttura.
Il problema non è soltanto quanto suolo viene materialmente occupato dai pali o dalle cabine. Il problema è come cambia il paesaggio nel suo insieme.
Il progetto può dichiararsi reversibile.
Ma una trasformazione di venti o trent’anni non è neutra per una comunità.
32. Le colture come legittimazione.
Il piano agricolo è il punto in cui l’agrivoltaico si gioca la propria credibilità.
In molti progetti compaiono colture che dovrebbero dimostrare la continuità agricola: lavanda, officinali, seminativi, foraggere, pascolo, apicoltura, olivo o altre colture compatibili.
Ma una coltura deve essere valutata nel contesto reale.
Deve avere suolo adatto.
Deve avere acqua.
Deve avere rese realistiche.
Deve avere costi sostenibili.
Deve avere una filiera.
Deve poter essere coltivata sotto o tra i pannelli.
Deve poter essere controllata nel tempo.
Se manca questa verifica, la coltura rischia di diventare un elemento di legittimazione.
Non è l’agricoltura a guidare il progetto.
È il progetto energetico a ritagliarsi una parte agricola utile all’autorizzazione.
Il rischio dell’agrivoltaico debole è proprio questo: l’agricoltura non scompare subito, ma perde centralità. Resta come descrizione, come promessa, come mitigazione.
Il campo continua a essere chiamato agricolo.
Ma il valore dominante diventa energetico.
33. Segui i soldi.
Ogni impianto agrivoltaico è anche un’operazione economica.
La catena del valore è chiara.
Prima c’è la disponibilità dei terreni.
Poi c’è il progetto.
Poi la connessione.
Poi l’iter autorizzativo.
Poi l’eventuale incentivo.
Poi il finanziamento.
Poi la produzione di energia.
Poi, in alcuni casi, la cessione dell’asset.
L’autorizzazione è uno spartiacque.
Prima dell’autorizzazione, il progetto è un rischio. Dopo l’autorizzazione, il progetto diventa valore. Può essere finanziato, costruito, ceduto, inserito in portafogli societari, valorizzato da investitori.
Il terreno agricolo diventa così il supporto fisico di un asset energetico.
Il proprietario può ricevere un canone. La società proponente sviluppa e valorizza il progetto. L’investitore finanzia e incassa. Lo Stato può sostenere con incentivi. Il territorio sopporta l’impatto.
Questa è l’asimmetria centrale.
I benefici economici diretti sono concentrati.
Gli impatti territoriali sono diffusi.
Il dato sui canoni riconosciuti ai proprietari non è ordinariamente pubblico. Questo limita la trasparenza sulla distribuzione reale del valore.
In un territorio agricolo fragile, la rendita energetica può diventare più conveniente della produzione agricola. Ma quando molte scelte private si sommano, l’effetto diventa pubblico.
34. Società veicolo e catena proprietaria.
Nel settore energetico è frequente l’uso di società veicolo, o special purpose vehicle (SPV), costituite per sviluppare singoli progetti.
Nella mappa salentina ricorrono molte società dedicate: ARNG Solar XI, Caprarica SPV, SY04, FLYNIS PV 7, FLYNIS PV 10, FLYNIS PV 43, ABEI Energy Green Italy VI, HEPV03, HEPV06, HEPV09, HEPV10, HEPV16, HEPV19, SCS 11, Trina Solar Papiro, Stern PV1, New Solar Blue, New Solar White, Solaranto, Energetica Salentina, ALCE Energy, Montesejo Lequile, Lecce 1 PV, Costa Solar Italy 003, Opdenergy Salento 2.
La società veicolo non è di per sé un’anomalia. È uno strumento ordinario per isolare il rischio, sviluppare il progetto, ottenere autorizzazioni, accedere a finanziamenti e, se necessario, trasferire l’asset.
Ma per una comunità locale è essenziale capire chi c’è dietro.
La trasparenza della catena proprietaria è una questione di interesse pubblico.
Non perché la società veicolo sia illegittima.
Ma perché il territorio deve sapere chi trae beneficio dalla trasformazione che subisce.
35. Incentivi pubblici e PNRR.
L’agrivoltaico avanzato è sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) attraverso una misura nazionale gestita dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il meccanismo prevede un contributo in conto capitale e una tariffa incentivante sulla produzione elettrica netta immessa in rete.
La dotazione supera il miliardo di euro.
Questo rende ancora più importante verificare la reale natura agricola degli impianti.
Se un progetto accede a fondi pubblici perché dichiarato agrivoltaico, l’agricoltura non può essere un accessorio. Deve essere una funzione reale, monitorata e durevole.
Dagli atti analizzati non risulta, nei soli documenti disponibili, la prova che il progetto denominato “Corigliano 43.8”, il progetto denominato “Sorgenia ID 8041” o il progetto denominato “Ervesa” abbiano ottenuto effettivamente il contributo PNRR agrivoltaico. Il livello autorizzativo e quello incentivante devono essere tenuti distinti.
Il primo riguarda il permesso di realizzare l’impianto.
Il secondo riguarda l’eventuale accesso a risorse pubbliche.
Proprio per questo, il dossier deve prevedere una verifica specifica sulle graduatorie GSE, sugli atti di concessione, sui beneficiari effettivi, sugli importi riconosciuti e sugli obblighi di monitoraggio.
Quando entra denaro pubblico, la continuità agricola deve essere dimostrata con ancora maggiore rigore.
36. Il ruolo politico-amministrativo dei Comuni.
Nei procedimenti analizzati, i Comuni non appaiono sempre in grado di determinare l’esito finale.
Nel caso del progetto denominato “Sorgenia ID 8041”, i Comuni di Cutrofiano e Corigliano d’Otranto hanno espresso pareri negativi. Quei pareri sono entrati nel fascicolo, ma il procedimento statale si è concluso comunque con esito positivo.
Questo mostra uno squilibrio istituzionale.
Gli impatti sono locali.
La procedura è nazionale.
La logica economica è spesso esterna al territorio.
Ma questa marginalità non significa impotenza.
Un Comune può svolgere un ruolo decisivo se trasforma il dissenso in istruttoria tecnica. Non basta opporsi genericamente. Serve leggere gli elaborati, verificare le particelle, confrontare il progetto con il piano urbanistico, il PPTR, i vincoli idrogeologici, le visuali, le masserie, le strade rurali, le produzioni agricole e gli altri impianti già autorizzati o in istruttoria.
Il Comune può depositare osservazioni puntuali. Può chiedere integrazioni. Può contestare gli impatti cumulativi. Può segnalare criticità paesaggistiche. Può controllare dopo la costruzione se l’agricoltura continua davvero. Può partecipare alla copianificazione delle aree idonee. Può ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) quando esistono presupposti fondati.
Il Comune è l’istituzione più vicina al territorio.
Se usa strumenti tecnici, può diventare il primo argine contro una transizione subita.
37. La formula della speculazione.
Il modello economico dell’agrivoltaico speculativo può essere riassunto così:
-
terra agricola disponibile;
-
più progetto energetico;
-
più società veicolo;
-
più connessione alla rete;
-
più autorizzazione;
-
più eventuale incentivo pubblico;
-
più ricavi da energia:
-
uguale asset finanziario.
In questa formula, l’agricoltura può avere due ruoli.
Può essere sostanza, se resta attività produttiva reale.
Può essere legittimazione, se serve soprattutto a rendere autorizzabile il progetto.
Il rischio nasce quando prevale la seconda funzione.
L’impianto resta formalmente agrivoltaico, ma il valore principale non viene dall’agricoltura. Viene dal terreno disponibile, dalla connessione, dall’autorizzazione, dall’energia venduta, dagli incentivi e dalla possibilità di trasformare il progetto in un bene finanziario.
È qui che l’agrivoltaico può smettere di essere integrazione e diventare rendita.
38. Conclusione: la transizione che rischia di perdere il territorio.
Il caso Salento dimostra che la transizione energetica può prendere due strade.
La prima è una transizione territoriale: impianti proporzionati, agricoltura reale, comunità coinvolte, benefici locali, paesaggio rispettato, filiere agricole rafforzate, controlli pubblici e trasparenza economica.
La seconda è una transizione estrattiva: grandi superfici agricole trasformate in asset energetici, società veicolo, rendite fondiarie, autorizzazioni che superano pareri negativi, piani colturali fragili, impatti cumulativi e valore economico concentrato fuori dal territorio.
I casi analizzati stanno nella zona più critica di questa seconda traiettoria.
Non perché produrre energia solare sia sbagliato.
Ma perché produrla così rischia di trasformare la necessità climatica e l’obiettivo dell’indipendenza energetica in una nuova stagione di rendita.
L’Italia ha bisogno di maggiore autonomia energetica. La Puglia deve contribuire agli obiettivi nazionali di nuova capacità rinnovabile. Ma queste due verità non cancellano una terza: la transizione deve essere pianificata, proporzionata e controllata.
Servono rinnovabili.
Ma non ovunque.
Non comunque.
Non senza pianificazione.
Non contro ogni criterio di tutela.
Non trasformando il paesaggio agricolo in una piattaforma industriale diffusa.
Il Salento non è una superficie libera.
È un paesaggio agricolo storico, fragile, ferito, ma ancora riconoscibile.
La questione pubblica non è energia contro paesaggio.
È interesse pubblico contro rendita privata.
Una transizione giusta non si misura solo in megawatt.
Si misura anche in territorio salvato, agricoltura reale, paesaggio rispettato, benefici condivisi e decisioni trasparenti.
Non basta chiamarlo agrivoltaico.
Deve esserlo davvero.
Fonti e riferimenti essenziali.
Il dossier è stato costruito attraverso l’analisi di atti normativi, documenti amministrativi, pareri tecnici, dati energetici e studi scientifici.
Per il quadro energetico internazionale e nazionale sono stati considerati i rapporti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sulla sicurezza energetica e sugli scenari geopolitici, i dati Terna sulla produzione e sui consumi elettrici italiani e regionali, e le elaborazioni statistiche relative alla Puglia.
Per il quadro normativo sono stati consultati il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, il decreto ministeriale 21 giugno 2024 sulle aree idonee, il decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, il decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, convertito dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4, il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia ambientale, e il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Per il quadro regionale sono stati considerati il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia, gli atti della Regione Puglia sulle aree idonee, il comunicato regionale del 10 marzo 2026 sullo schema di disegno di legge regionale, gli atti pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia e i provvedimenti della Provincia di Lecce relativi agli impianti agrivoltaici autorizzati o in procedimento.
Per i casi analizzati sono stati esaminati i decreti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, i pareri del Ministero della Cultura e della Soprintendenza speciale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con particolare riferimento ai progetti denominati “Corigliano 43.8”, “Sorgenia ID 8041” ed “Ervesa”, nonché agli impianti autorizzati da Regione Puglia e Provincia di Lecce.
Per il tema degli incentivi sono state considerate le schede e le FAQ del Gestore dei Servizi Energetici sulla misura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedicata allo sviluppo dell’agrivoltaico avanzato. Dagli atti disponibili nel presente fascicolo non risulta provato che i progetti denominati “Corigliano 43.8”, “Sorgenia ID 8041” o “Ervesa” abbiano effettivamente ottenuto il contributo pubblico; tale verifica richiede il controllo delle graduatorie, degli atti di concessione e delle convenzioni del Gestore dei Servizi Energetici.
Per la parte scientifica sono stati considerati studi e revisioni sull’agrivoltaico relativi a rese agricole, microclima, ombreggiamento e uso del suolo, tra cui il progetto denominato “APV-RESOLA” in Germania, lo studio giapponese sulla coltivazione del riso, lo studio sul pomodoro in area barese, lo studio sulle piante officinali a San Severo e le ricerche condotte in Arizona in ambiente arido.
La ricognizione distingue tra progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale e valutati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, impianti autorizzati da Regione Puglia e Provincia di Lecce, procedimenti ancora in valutazione o conferenza di servizi, impianti effettivamente autorizzati e progetti solo proposti. Questa distinzione è necessaria perché un progetto depositato non equivale a un impianto autorizzato, una procedura in corso non equivale a un titolo finale e un decreto di compatibilità ambientale non coincide sempre con l’autorizzazione unica alla costruzione e all’esercizio.
