Dossier d’inchiesta sul caso Salento.
Grandi impianti su suolo agricolo, indipendenza energetica, pareri negativi del Ministero della Cultura, decreti positivi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, aree idonee, società veicolo e trasformazione del paesaggio rurale.
PARTE PRIMA
Capire il problema.
1. Energia, guerre e indipendenza: perché la transizione serve, ma va governate.
La questione dell’agrivoltaico nel Salento non può essere letta fuori dal contesto energetico mondiale.
Negli ultimi anni l’energia è tornata al centro della geopolitica. Le guerre, le tensioni nel Medio Oriente, l’instabilità delle rotte marittime, la vulnerabilità delle forniture di gas e petrolio e la competizione sulle materie prime critiche hanno mostrato quanto l’energia sia legata alla sicurezza nazionale.
L’Europa lo ha capito con la crisi russo-ucraina. L’Italia lo vive ogni volta che il prezzo del gas sale, che una rotta energetica diventa instabile, che un conflitto minaccia le forniture o che il sistema industriale dipende da fonti importate.
L’indipendenza energetica non è più un tema astratto. È una necessità concreta.
Produrre più energia rinnovabile in Italia significa ridurre la dipendenza dall’estero, rendere il Paese meno vulnerabile alle crisi internazionali, stabilizzare una parte dei costi energetici e rafforzare la sicurezza del sistema elettrico.
Questo punto va riconosciuto senza ambiguità.
Le rinnovabili servono.
Il fotovoltaico serve.
L’Italia deve aumentare la propria capacità di produzione da fonti pulite.
La Puglia deve contribuire agli obiettivi nazionali.
Ma riconoscere questa necessità non significa accettare qualunque impianto, in qualunque luogo, con qualunque dimensione e con qualunque impatto.
L’indipendenza energetica non è una delega in bianco.
Un Paese diventa più autonomo se produce energia pulita, ma può diventare più fragile se sacrifica senza pianificazione il proprio suolo agricolo, il proprio paesaggio, le economie locali e la qualità dei territori.
Il punto non è scegliere tra energia e paesaggio. Il punto è costruire una transizione ordinata, capace di privilegiare prima tetti, capannoni, parcheggi, aree industriali, cave dismesse, siti degradati, infrastrutture esistenti e superfici già compromesse. Solo dopo, e con criteri molto più rigorosi, si può discutere dell’uso del suolo agricolo.
Nel Salento questa distinzione è decisiva.
La transizione energetica è necessaria.
Ma deve essere governata.
Senza regole, controlli e pianificazione, l’indipendenza energetica rischia di diventare il linguaggio pubblico di operazioni private di rendita fondiaria ed energetica.
2. Il sole sopra i campi.
Nel Salento il sole è una risorsa naturale. È sempre stato parte del paesaggio, dell’agricoltura, della vita quotidiana. Oggi è anche una delle chiavi della transizione energetica.
Produrre energia pulita è necessario. Ridurre l’uso delle fonti fossili è un obiettivo pubblico, ambientale e climatico. Il fotovoltaico è una tecnologia indispensabile.
Ma il punto non è se serva.
Il punto è dove viene installato, come viene progettato, chi lo realizza, chi ci guadagna, chi controlla e quali conseguenze produce sui territori.
Nel Salento questa domanda è diventata concreta. Negli ultimi anni sono comparsi numerosi progetti di impianti agrivoltaici: alcuni già autorizzati, altri in valutazione, altri ancora in fase di consultazione. Molti non sono piccoli impianti agricoli. Sono progetti da decine di megawatt, con migliaia di pannelli, cabine elettriche, recinzioni, cavidotti, strade interne e opere di connessione alla rete nazionale.
L’agrivoltaico viene presentato come una soluzione equilibrata: energia sopra, agricoltura sotto. Sulla carta, un modello intelligente. Nella pratica, però, il rischio è che l’agricoltura diventi una giustificazione formale per installare grandi impianti energetici su suolo agricolo.
È qui che nasce questa inchiesta.
Non contro il fotovoltaico.
Non contro le energie rinnovabili.
Ma contro l’uso debole, ambiguo o strumentale della parola agrivoltaico.
Perché un conto è un impianto progettato per aiutare davvero un’azienda agricola. Un altro conto è un grande investimento energetico che usa la presenza di colture, piante aromatiche, pascolo o apicoltura per ottenere autorizzazioni, consenso e, in alcuni casi, incentivi.
La parola è agricola.
La scala è industriale.
Il valore economico è energetico e finanziario.
3. Che cos’è l’agrivoltaico?
L’agrivoltaico è un sistema che combina produzione agricola e produzione di energia solare sulla stessa superficie.
L’idea è semplice: i pannelli fotovoltaici non sostituiscono completamente il campo agricolo, ma vengono installati in modo da consentire la coltivazione o il pascolo sotto o tra le strutture. In alcuni casi, se progettati bene, i pannelli possono anche aiutare alcune colture: creano ombra, riducono l’evaporazione, proteggono dal caldo e limitano lo stress idrico.
Questa è la parte positiva.
Il problema nasce quando il nome agrivoltaico viene usato per impianti nei quali l’agricoltura non è più il centro del progetto, ma un elemento secondario.
Un vero agrivoltaico deve mantenere viva l’attività agricola. Deve consentire la lavorazione del terreno, l’uso dei mezzi agricoli, la raccolta, l’irrigazione, la manutenzione e la vendita dei prodotti. Deve produrre energia, ma deve continuare a produrre anche agricoltura.
Un agrivoltaico debole funziona diversamente. Il progetto nasce soprattutto per produrre energia elettrica. L’agricoltura resta nella relazione tecnica, nei disegni progettuali e nel piano colturale, ma rischia di avere un peso economico e produttivo marginale.
La differenza è sostanziale.
Nel primo caso, l’energia si integra con l’agricoltura.
Nel secondo caso, l’agricoltura serve a rendere accettabile l’impianto energetico.
4. Perché il Salento è un territorio vulnerabile?
Il Salento è un territorio agricolo e paesaggistico fragile.
È fragile perché conserva un paesaggio rurale storico, fatto di masserie, muretti a secco, uliveti, seminativi, vigneti, pascoli, strade di campagna, pozzi, cisterne, chiesette rurali e beni archeologici.
È fragile perché la Xylella ha colpito duramente l’olivicoltura, modificando l’economia agricola e il volto di intere campagne.
È fragile perché molti terreni hanno perso redditività. Dove prima un uliveto produceva olio e reddito, oggi spesso restano alberi secchi, fondi abbandonati o terreni economicamente deboli.
Questa debolezza crea una nuova occasione per gli investitori energetici.
Un terreno che rende poco in agricoltura può diventare molto interessante se può ospitare pannelli fotovoltaici. Il suo valore cambia. Non dipende più solo da quello che può produrre come campo, ma da quello che può permettere come superficie energetica.
La terra agricola diventa il punto di partenza di un investimento.
Il proprietario può ricevere un canone.
La società proponente sviluppa il progetto.
L’autorizzazione aumenta il valore dell’operazione.
L’energia prodotta genera ricavi.
Il progetto può diventare un asset finanziario.
Il rischio è che un territorio agricolo indebolito venga trasformato in una piattaforma energetica diffusa.
5. La Puglia produce già più energia di quanta ne richieda.
La Puglia è una regione strutturalmente eccedentaria dal punto di vista elettrico: produce più energia di quanta ne richieda il proprio sistema interno.
Questo non significa che possa ignorare gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione. La Puglia, come tutte le Regioni, deve contribuire alla crescita delle fonti rinnovabili.
Ma questo dato cambia il modo in cui va raccontata la questione.
I nuovi grandi impianti non possono essere presentati come risposta automatica a un’emergenza energetica locale. Non vengono costruiti perché la Puglia non produce energia. Vengono costruiti dentro una strategia nazionale di aumento della potenza rinnovabile.
Per questo la localizzazione diventa decisiva.
La transizione energetica non può limitarsi a contare i megawatt. Deve valutare dove vengono collocati gli impianti, quali superfici occupano, quali paesaggi trasformano, quali economie sostituiscono e quali benefici lasciano al territorio.
Produrre energia pulita è necessario.
Produrla senza pianificazione può diventare un problema.
Prima dei campi agricoli dovrebbero essere utilizzate le superfici già compromesse: tetti, capannoni, parcheggi, aree industriali, cave dismesse, siti degradati, aree produttive, superfici infrastrutturali.
Quando invece grandi impianti vengono collocati su decine di ettari agricoli, la transizione energetica entra in conflitto con un altro interesse pubblico: la tutela del territorio.
6. Il paesaggio non è un vuoto.
Il paesaggio agricolo salentino non è una superficie libera in attesa di essere riempita.
È un sistema storico. È il risultato di secoli di lavoro agricolo, insediamenti rurali, relazioni tra masserie e fondi, colture, strade, muretti, pozzi e visuali.
Nei pareri del Ministero della Cultura (MiC), il Tavoliere Salentino viene descritto come una “campagna a mosaico”: un paesaggio composto da vigneti, oliveti, seminativi, orticole, pascoli, masserie, neviere, chiesette rurali e strutture agricole storiche.
Questa definizione è importante. Significa che il paesaggio non è fatto solo di singoli beni da proteggere, ma di relazioni. Una masseria non ha valore solo come edificio. Ha valore anche per il rapporto con i campi che la circondano. Una strada rurale non è solo una via di passaggio. È parte della struttura storica della campagna. Un cono visuale non è solo una vista panoramica. È un modo di percepire il territorio.
Quando un grande impianto agrivoltaico introduce migliaia di moduli, recinzioni, cabine, sistemi di controllo e viabilità interna, non modifica solo alcuni metri quadrati di terreno. Cambia la percezione del paesaggio.
Il business plan calcola investimenti, ricavi, connessione, produzione elettrica, incentivi e manutenzione.
Non calcola il paesaggio perduto.
7. L’agricoltura non può essere solo una promessa.
Il punto più delicato degli impianti agrivoltaici è il piano agricolo.
Per essere davvero agrivoltaico, un impianto deve mantenere l’attività agricola. Non basta indicare colture in un documento. Quelle colture devono essere adatte al luogo, al terreno, al clima, all’acqua disponibile, all’ombra generata dai pannelli e alla possibilità di lavorare il campo con mezzi agricoli.
Nel caso del progetto denominato “Corigliano 43.8”, le osservazioni depositate nel procedimento contestano la credibilità di alcune colture previste, tra cui lavanda, piante officinali e apicoltura. La contestazione non riguarda la possibilità astratta di coltivare lavanda nel Salento, ma la sostenibilità di quella scelta dentro un impianto da 54,40 megawatt (MW), su circa 71,50 ettari, con 81.200 moduli, cabine, recinzioni, cavidotti e viabilità interna.
Una coltura non diventa credibile perché compare in una relazione.
Diventa credibile se produce davvero, se ha una filiera, se ha un mercato, se può essere coltivata con continuità, se il terreno resta effettivamente agricolo e se qualcuno controlla nel tempo che l’attività agricola non scompaia.
L’agricoltura deve essere una prova.
Non una scenografia.
8. Cosa dice la scienza.
La ricerca scientifica sull’agrivoltaico è utile perché chiarisce un punto fondamentale: l’agrivoltaico può funzionare, ma non funziona sempre e non funziona ovunque nello stesso modo.
Gli studi disponibili mostrano che i risultati cambiano in base a molti fattori: tipo di coltura, clima, acqua disponibile, livello di ombreggiamento, altezza dei pannelli, distanza tra le file, tecnologia utilizzata, gestione agricola e durata dell’esperimento.
Alcune colture possono beneficiare dell’ombra, soprattutto in ambienti caldi e aridi. Altre possono subire cali di resa se ricevono poca luce. La stessa tecnologia può produrre effetti diversi in Germania, in Giappone, in Arizona, in Puglia o nel Salento.
La scienza, quindi, non autorizza slogan.
Non dimostra che l’agrivoltaico sia sempre sbagliato.
Ma non dimostra nemmeno che qualunque grande impianto su suolo agricolo sia automaticamente sostenibile.
Un dato è particolarmente importante: molti esperimenti scientifici sono stati condotti per pochi anni e su superfici piccole o medie.
In Germania, il progetto denominato “APV-RESOLA” ha lavorato su circa un terzo di ettaro.
In Giappone, uno studio sul riso ha lavorato su 336 metri quadrati.
A Bari, uno studio sul pomodoro ha usato 480 metri quadrati.
A San Severo, in provincia di Foggia, uno studio su piante officinali ha lavorato su 3.450 metri quadrati.
In Arizona, le ricerche sono nate in siti sperimentali e poi in laboratori agrivoltaici più ampi.
Il progetto denominato “Corigliano 43.8” riguarda circa 71,50 ettari.
La differenza di scala è enorme.
Questo non significa che l’agrivoltaico non possa funzionare su superfici grandi. Significa però che non si possono usare esperimenti su parcelle sperimentali per giustificare automaticamente impianti industriali da decine di MW.
La scienza deve servire a verificare i progetti.
Non a coprirli con una patente generale di sostenibilità.
9. Il territorio vede l’insieme, la procedura vede il singolo progetto.
Ogni impianto viene valutato con un proprio fascicolo.
Una società.
Un progetto.
Una mappa.
Uno studio di impatto.
Un piano agricolo.
Una procedura.
Ma il territorio non vive per fascicoli separati.
Un impianto può sembrare compatibile.
Due impianti possono sembrare gestibili.
Dieci impianti cambiano il volto di una campagna.
Nel Salento, la pressione non arriva solo dai grandi progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale e valutati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Arriva anche dagli impianti autorizzati dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce, spesso di taglia media, che si sommano ai progetti statali.
Il risultato è una nuova geografia energetica.
Non è un singolo impianto a trasformare il territorio.
È la somma degli impianti.
È l’accumulo di pannelli, recinzioni, cabine, cavidotti, strade interne, opere di connessione e stazioni elettriche.
La procedura vede il progetto.
Il territorio vede la trasformazione.
PARTE SECONDA
Dossier di approfondimento.
10. Nota terminological.
In questo dossier viene utilizzato il termine agrivoltaico.
Negli atti amministrativi compaiono talvolta entrambe le forme, “agrivoltaico” e “agrovoltaico”. Ai fini dell’inchiesta, i due termini sono considerati equivalenti quando indicano impianti fotovoltaici su suolo agricolo con dichiarata integrazione tra produzione energetica e attività agricola.
Nel testo viene usata la forma agrivoltaico per uniformità, mantenendo eventuali denominazioni diverse solo quando fanno parte del nome ufficiale di un progetto o di un atto amministrativo.
11. La mappa dell’agrivoltaico Salentino.
La mappa dell’agrivoltaico nel Salento non si esaurisce nei progetti sottoposti a procedura statale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il MASE.
Esistono tre livelli da leggere insieme.
Il primo livello è quello dei grandi progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE, spesso relativi a impianti superiori a 10 MW e in molti casi collocati su decine di ettari.
Il secondo livello è quello degli impianti autorizzati attraverso procedimenti regionali o provinciali, spesso con Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) della Provincia di Lecce e Autorizzazione Unica (AU) della Regione Puglia.
Il terzo livello è quello dei progetti ancora in valutazione, consultazione, screening o conferenza di servizi.
Solo mettendo insieme questi tre livelli emerge la dimensione reale della pressione energetica sul territorio.
Un impianto da 50 o 70 MW ha un impatto evidente. Ma anche più impianti da 5, 6 o 8 MW, se collocati nello stesso contesto agricolo, possono modificare profondamente il paesaggio. La trasformazione non avviene soltanto con il grande impianto. Avviene anche per somma progressiva di impianti medi.
12. I progetti sottoposti a VIA e valutati dal MASE con decreto o provvedimento rilevato.
La ricognizione dei procedimenti pubblicati sul portale del MASE mostra che la provincia di Lecce e il territorio salentino sono interessati da numerosi progetti agrivoltaici di scala industriale sottoposti a VIA statale.
In diversi casi, i procedimenti sono stati definiti con decreto di VIA, cioè con l’atto attraverso cui l’amministrazione esprime il giudizio sugli effetti del progetto sull’ambiente, sul paesaggio e sul territorio.
ID MASE / VIP |
Progetto |
Proponente |
Potenza |
Comuni interessati |
Stato rilevato |
8815 |
Progetto denominato “Corte San Marco” |
Agrovoltaica S.r.l. |
49 MW |
area salentina, da verificare nel dettaglio |
Decreto positivo 2023 |
8091 |
Progetto denominato “Copertino, impianto integrato agro-ovi-fotovoltaico” |
Whysol-E Sviluppo S.r.l. |
60 MW |
Copertino, Galatina |
Decreto VIA e successiva autorizzazione regionale |
8639 |
Progetto denominato “Maramonti” |
da verificare nella scheda completa |
67,275 MW DC / 66 MW AC |
Nardò |
Decreto VIA positivo 2024 |
8031 |
Progetto denominato “Ervesa” |
GRV Solar Salento 1 S.r.l. |
circa 70 MW, di cui 20 MW storage |
Erchie, Salice Salentino, Avetrana, Veglie e aree connesse |
Decreto VIA / PUA positivo |
8818 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico Sorgenia” |
Sorgenia Renewables S.r.l. |
10,84 MW |
Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Galatina |
Decreto VIA positivo 2025 |
9152 |
Progetto denominato “Veglie / Masseria Gantalupi” |
FLYNIS PV 7 S.r.l. |
14,51 megawatt di picco (MWp) |
Veglie, opere a Salice Salentino |
Decreto VIA 2025 |
8753 |
Progetto denominato “Surbo” |
SCS 11 S.r.l. |
46,883 MW + accumulo 31,5 MW |
Lecce, Surbo |
Decreto VIA 2026 |
10005 |
Progetto denominato “Caprarica 1” |
Caprarica SPV S.r.l. |
51,97 MW |
Caprarica di Lecce, San Donato di Lecce, Soleto, Galatina |
Decreto VIA positivo con prescrizioni |
10054 |
Progetto denominato “Calabrese” |
SOLARANTO S.r.l. |
da verificare nella scheda completa |
Galatone, Galatina, Nardò |
Decreto VIA 2026 |
11291 |
Progetto denominato “05-12-13_Arnesano” |
SY04 S.r.l. |
50,96 MW |
Carmiano, Novoli, Arnesano, Copertino, Monteroni di Lecce, Lecce, Leverano |
Decreto VIA positivo con prescrizioni |
9570 |
Progetto denominato “CSPV Leverano” |
ABEI Energy Green Italy VI S.r.l. |
19,578 MW |
Nardò |
Decreto VIA 2026 |
10701 / 11165 |
Progetto denominato “Corigliano 43.8” |
ARNG Solar XI S.r.l. |
54,40 MW |
Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone, Galatina |
Decreto VIA 2026 |
10785 |
Progetto denominato “Borgo Schiavoni / Borgo” |
Energetica Salentina S.r.l. |
da verificare nella scheda completa |
Salice Salentino, Veglie, Nardò, Erchie, Avetrana |
Decreto VIA 2026 |
Questa tabella restituisce un dato chiaro: molti progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE non hanno la scala del piccolo impianto agricolo. Sono infrastrutture energetiche complesse, con opere di rete, cabine, recinzioni, cavidotti e sistemi di gestione industriale.
La denominazione agrivoltaica non elimina questa natura infrastrutturale.
13. I progetti in valutazione o non ancora classificati come autorizzati.
Accanto ai progetti già conclusi con decreto o provvedimento rilevato, esiste una fascia di progetti ancora in valutazione, consultazione, screening o comunque non classificati come definitivamente autorizzati nella ricognizione disponibile.
ID MASE / VIP |
Progetto |
Proponente |
Potenza |
Comuni interessati |
Stato rilevato |
9039 |
Progetto denominato “Manimuzzi” |
da verificare |
da verificare |
Provincia di Lecce |
Procedura in consultazione |
9207 |
Progetto denominato “Salice Sanchirico” |
Trina Solar Papiro S.r.l. |
40,68 MW |
Salice Salentino |
Procedura VIA statale |
9149 |
Progetto denominato “Veglie–Salice” |
FLYNIS PV 10 S.r.l. |
20,44 MW |
Veglie, Salice Salentino |
Procedura VIA statale |
9675 |
Progetto denominato “Galatina” |
FLYNIS PV 43 S.r.l. |
17 MW |
Galatina |
Procedura VIA statale |
9708 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico” |
New Solar Blue S.r.l. |
33,568 MW |
Galatina, Soleto |
Procedura VIA statale |
9582 |
Progetto denominato “BRUNO” |
Inergia Solare Sud S.r.l. |
17,458 MW |
Guagnano, Salice Salentino, Cellino San Marco |
Procedura VIA statale |
9409 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico” |
Solar Energy Quattro S.r.l. |
42,334 MW |
Salice Salentino, Guagnano, San Pancrazio Salentino |
Procedura VIA statale |
9577 |
Progetto denominato “SV03” |
HEPV19 S.r.l. |
11,467 MW |
Guagnano, Campi Salentina, Cellino San Marco, San Donaci |
Procedura VIA statale |
9223 |
Progetto denominato “PV5 Campi” |
Società Agricola Solar Power S.r.l. |
da verificare |
Guagnano, San Donaci, Cellino San Marco |
Procedura VIA statale |
8581 |
Progetto denominato “Builli” |
Lecce 2 PV S.r.l. |
da verificare |
Nardò, Copertino, Leverano |
Procedura VIA statale |
8858 |
Progetto denominato “Fedele” |
Stern PV1 S.r.l. |
21,83 MW |
Galatina, contrada Duca-Galatina |
Procedura VIA statale |
8512 / 8519 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico Nardò” |
Società Agricola Solarpower S.r.l. |
46,60 MW |
Nardò |
Procedura VIA / PUA |
11272 / 13096 |
Progetto denominato “Masseria Tramacere / Lequile” |
Montesejo Lequile S.r.l. |
43,84 MW |
Lequile, Copertino, Nardò |
Procedura VIA statale |
11502 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico avanzato” |
SETTE S.r.l. |
da verificare |
Provincia di Lecce |
Procedura VIA statale |
11514 |
Progetto denominato “Impianto agrivoltaico avanzato” |
Solaria Promozione e Sviluppo Fotovoltaico S.r.l. |
da verificare |
Provincia di Lecce |
Procedura VIA statale |
11555 |
Progetto denominato “RINNOSOLAR” |
ALCE Energy S.r.l. |
29,95 MW + accumulo 10,35 MW |
Lecce, Guagnano e aree connesse |
Procedura VIA statale |
11782 |
Progetto denominato “RINNOSOLAR” |
ALCE Energy S.r.l. |
25,025 MW + accumulo 10,35 MW |
Surbo, Lecce, Campi Salentina, Guagnano, Cellino San Marco, San Donaci |
Procedura VIA statale |
10124 |
Progetto denominato “Cerfeta” |
CFA Solar S.r.l. |
26,88 MW |
Veglie |
Procedura VIA statale |
8871 |
Progetto denominato “Masseria Gantalupi” |
FLYNIS PV 7 S.r.l. |
14,51 MW |
Veglie, connessione a Salice Salentino |
Procedura poi sfociata nel decreto 2025 |
8867 |
Progetto denominato “Parco agrivoltaico” |
FLYNIS PV 10 S.r.l. |
20,44 MW |
Veglie, Salice Salentino |
Procedura VIA statale |
9099 |
Progetto denominato “Impianto 90” |
HEPV10 S.r.l. |
25 MW |
Lecce |
Procedura archiviata |
8272 |
Progetto denominato “Barba” |
proponente da verificare |
30 MW nominali / 34,063 MWp |
Lecce |
Procedura VIA statale |
8914 |
Progetto denominato “SPOT24” |
HEPV09 S.r.l. |
9,25 MW nominali / 10,39 MWp |
Lecce, connessione a Campi Salentina |
Procedura VIA statale |
Questa lista va letta con cautela. Non tutti questi progetti sono autorizzati. Alcuni sono in istruttoria, altri in consultazione, altri ancora richiedono ulteriori verifiche documentali.
Il dato rilevante, però, è la pressione progettuale. Anche quando un impianto non è ancora costruito, la sua presenza nel procedimento amministrativo segnala una traiettoria di trasformazione possibile.
14. Gli impianti autorizzati da Provincia di Lecce e Regione Puglia.
Oltre ai progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE, esiste un livello autorizzativo regionale e provinciale.
Per diversi impianti, soprattutto sotto soglia statale, il procedimento si sviluppa attraverso il PAUR rilasciato dalla Provincia di Lecce e l’AU rilasciata dalla Regione Puglia.
Questa seconda mappa è fondamentale, perché mostra che la pressione agrivoltaica non arriva solo dai grandi progetti valutati in sede statale. Esiste anche una rete di impianti medio-grandi autorizzati sul territorio provinciale.
Impianto |
Proponente |
Potenza |
Comune/i interessati |
Autorità / atto rilevato |
Stato |
Progetto denominato “Torre Pinta” |
Lecce 1 PV S.r.l. |
6 MW nominali / 7,515 MWp |
Galatina, località Torre Pinta |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “RFVP15” |
HEPV03 S.r.l. |
circa 6,475 MW nominali / 7,8204 MWp installati |
Galatina |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Molinari” |
New Solar White S.r.l. |
28,280 MWp |
Galatina |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Galluccio” |
Fedenergy Solar S.r.l. |
5,200 MW nominali / 5,96904 MWp |
Galatina |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Impianto 127” |
HEPV16 S.r.l. |
6,150 MW in immissione / circa 6,475 MW nominali / 8,008 MWp installati |
Galatone |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Bardoscia2” |
Opdenergy Salento 2 S.r.l. |
5,95 megawatt elettrici (MWe) nominali / 6,89 MWe di picco |
Cutrofiano, località Lame; opere anche a Galatina e Sogliano Cavour |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Lecce1” |
Costa Solar Italy 003 S.r.l. |
6,36 MWp |
Cavallino |
PAUR Provincia di Lecce + AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “Copertino” |
Whysol-E Sviluppo S.r.l. |
60 MW fotovoltaici, con sistema di accumulo |
Copertino, Galatina |
AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Progetto denominato “SPOT 40” |
HEPV06 S.r.l. |
66 MWe |
Veglie; opere anche a Salice Salentino, Avetrana ed Erchie |
AU Regione Puglia |
Autorizzato |
Il dato è rilevante perché amplia il quadro.
Se si osservano solo i progetti sottoposti a VIA statale e valutati dal MASE, si vede una parte della trasformazione. Se si aggiungono gli impianti regionali e provinciali, emerge un quadro più denso: una somma di progetti di dimensione diversa, ma concentrati su territori agricoli già fragili.
Anche un impianto da 6 MW può contribuire all’effetto cumulativo se si inserisce in un’area già interessata da altri impianti, cavidotti, cabine e opere di connessione.
La trasformazione non è fatta solo dai grandi numeri.
È fatta anche dalla ripetizione.
15. Procedimenti non inseriti tra gli autorizzati.
Alcuni procedimenti individuati nella ricerca non sono stati inseriti nella tabella degli autorizzati perché dagli atti consultati risultano ancora in verifica, in istruttoria o in conferenza di servizi, senza un provvedimento finale di autorizzazione rilevato.
Impianto |
Proponente |
Potenza |
Comune/i |
Stato rilevato |
Progetto denominato “Loffreda” |
Pivexo 2 S.r.l. |
9,12535 MWp DC / 7,90 MW AC |
Lecce |
Verifica di assoggettabilità a VIA / non classificato come autorizzato |
Progetto denominato “FV-Salonna” |
Solaer Clean Energy Italy 08 S.r.l. |
2,800 MW AC / 3,80484 MWp DC |
Lecce, località Salonna; opere anche a Surbo |
PAUR in corso / conferenza di servizi; non classificato come autorizzato |
Questa distinzione è importante.
Un impianto in verifica non è un impianto autorizzato. Un procedimento in conferenza di servizi non è un titolo finale. Un progetto depositato non è un impianto realizzato.
Un dossier serio deve distinguere tra ciò che è autorizzato, ciò che è in valutazione e ciò che è soltanto proposto.
La precisione è parte dell’inchiesta.
16. Gli impianti autorizzati con parere negativo del Ministero della Cultura.
Tra gli impianti agrivoltaici autorizzati nel Salento risultano diversi casi in cui il MASE ha concluso positivamente la VIA nonostante il parere negativo del MiC.
I casi documentati sono tre.
Impianto |
Proponente |
Potenza |
Comuni |
Esito del procedimento statale |
Parere MiC |
Progetto denominato “Corigliano 43.8” |
ARNG Solar XI S.r.l. |
54,40 MW |
Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone, Galatina |
VIA positiva con decreto MASE |
Negativo |
Progetto denominato “Sorgenia ID 8041” |
Sorgenia Renewables S.r.l. |
circa 10,84 MW |
Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Galatina |
VIA positiva con decreto MASE |
Negativo |
Progetto denominato “Ervesa” |
GRV Solar Salento 1 S.r.l. |
circa 70 MW, di cui 20 MW storage |
Veglie, Salice Salentino, Erchie, Avetrana e aree connesse |
Procedimento concluso con esito positivo |
Negativo |
Il dato è importante perché il parere negativo del MiC non riguarda dettagli marginali.
Nei pareri ricorrono temi sostanziali: contrasto con il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia (PPTR), impatto sulla campagna a mosaico, alterazione del paesaggio rurale, interferenza con masserie, coni visuali, beni archeologici, artificializzazione del suolo agricolo e impatti cumulativi.
Il dissenso del MiC non ferma automaticamente il procedimento. La normativa sulle aree idonee consente al MASE, in determinate condizioni, di superare il parere negativo.
Ma superare un parere non significa ignorarlo.
Significa motivare in modo preciso perché quelle criticità sono considerate superabili.
17. Il quadro normativo: la legge che accelera.
Per capire l’espansione dell’agrivoltaico nel Salento bisogna partire dalla legge.
Il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, recepisce la direttiva europea RED II e ridisegna la politica italiana sulle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER). La norma introduce obiettivi, semplificazioni, incentivi, comunità energetiche, meccanismi di promozione e il tema centrale delle aree idonee.
L’articolo 20, nella formulazione originaria, disciplina l’individuazione delle superfici e delle aree idonee per l’installazione degli impianti da FER.
La logica è duplice.
Da un lato, accelerare la transizione energetica.
Dall’altro, evitare che l’accelerazione avvenga senza criteri territoriali.
La legge non nasce per trasformare ogni area agricola in area energetica. Al contrario, indica una gerarchia: prima le superfici già edificate, compromesse, degradate, industriali, infrastrutturali o marginali; poi, solo con maggiore cautela, le aree agricole.
Questa distinzione è decisiva per il Salento.
Molti grandi progetti agrivoltaici non ricadono su tetti, parcheggi, capannoni, cave dismesse o aree industriali. Ricadono su campagne, paesaggi rurali, aree agricole, contesti storici, zone interessate da masserie, visuali e trame agrarie.
La legge accelera.
Ma l’accelerazione non cancella il territorio.
18. Gli obiettivi assegnati alla Puglia.
Il decreto ministeriale 21 giugno 2024 sulle aree idonee assegna alle Regioni una traiettoria di potenza rinnovabile aggiuntiva da raggiungere entro il 2030.
Per la Puglia i valori comunemente riportati sono:
Anno |
Obiettivo di potenza FER aggiuntiva |
2024 |
1.672 MW |
2025 |
2.405 MW |
2030 |
7.387 MW |
Questi numeri sono spesso usati per giustificare nuovi impianti. Ma vanno letti correttamente.
Sono obiettivi quantitativi. Non sono una deroga generale alla tutela del paesaggio. Non eliminano il PPTR. Non annullano i pareri dei Comuni. Non rendono irrilevanti le osservazioni del MiC. Non trasformano automaticamente ogni terreno agricolo in superficie disponibile.
La Puglia deve contribuire agli obiettivi nazionali.
Ma deve farlo scegliendo dove installare nuova potenza, quali aree privilegiare, quali suoli preservare, quali paesaggi non compromettere e quali modelli di agrivoltaico considerare realmente coerenti con la continuità agricola.
Il punto non è solo raggiungere i megawatt.
Il punto è raggiungerli senza perdere territorio.
19. Il nuovo Testo unico FER e le aree idonee.
Il quadro normativo è stato modificato dal decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, e successivamente dal decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, convertito dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4.
La disciplina delle aree idonee è stata riorganizzata nel nuovo articolo 11-bis del d.lgs. 190/2024.
Il nuovo sistema considera idonee diverse categorie di aree già trasformate o compromesse: siti già occupati da impianti della stessa fonte, siti di bonifica, cave e miniere cessate o degradate, discariche chiuse o ripristinate, aree ferroviarie, autostradali, aeroportuali, demaniali, industriali, logistiche, parcheggi coperti, edifici e strutture edificate.
Questa impostazione conferma una linea di buon senso: il fotovoltaico deve trovare spazio prima dove il suolo è già compromesso, edificato o infrastrutturato.
Per questo i grandi impianti su suolo agricolo devono essere valutati con particolare attenzione.
Se la legge privilegia le aree già trasformate, ogni occupazione di campagna agricola richiede una motivazione forte, una valutazione rigorosa e una verifica reale dell’attività agricola promessa.
20. La nuova definizione di agrivoltaico.
La disciplina aggiornata definisce l’impianto agrivoltaico come un impianto fotovoltaico che preserva la continuità delle attività colturali e pastorali sul sito di installazione.
Questa definizione sposta il tema dal nome alla sostanza.
Un impianto non è agrivoltaico perché lo dichiara il proponente. È agrivoltaico se mantiene davvero la produzione agricola.
La legge di conversione del 2026 introduce anche un elemento importante: il proponente deve dotarsi di una dichiarazione asseverata, redatta da un professionista abilitato, che attesti l’idoneità dell’impianto a conservare almeno l’80 per cento della produzione lorda vendibile.
Questo criterio è centrale.
La produzione agricola non può essere generica. Deve essere misurabile. Deve avere un riferimento. Deve poter essere controllata nel tempo.
L’80 per cento della produzione lorda vendibile diventa una soglia che costringe a verificare la serietà del progetto agricolo.
Non basta promettere colture.
Bisogna dimostrare che quelle colture possono produrre.
21. Il ruolo dei Comuni: controlli, ricorsi e pianificazione.
La disciplina aggiornata prevede che, nei cinque anni successivi alla realizzazione di un impianto agrivoltaico, il Comune territorialmente competente verifichi la persistente idoneità del sito all’uso agro-pastorale.
Questo passaggio può diventare importante, perché restituisce ai Comuni un ruolo nel controllo concreto degli impianti.
La vera verifica dell’agrivoltaico, infatti, non è nel rendering iniziale. È nel campo, dopo la costruzione. È nella presenza reale delle colture. È nella produzione. È nella manutenzione. È nella possibilità di continuare a usare il terreno come terreno agricolo.
Ma il ruolo dei Comuni non inizia dopo la costruzione.
I Comuni possono intervenire già durante la fase istruttoria. Possono analizzare gli atti progettuali, gli studi ambientali, i piani colturali, le interferenze paesaggistiche, gli impatti cumulativi, la coerenza con il piano urbanistico, il rapporto con il PPTR, la presenza di masserie, strade rurali, vincoli, visuali e beni archeologici.
Un parere contrario generico pesa poco. Un parere tecnico, motivato e documentato può diventare un elemento importante del procedimento.
Quando emergono carenze istruttorie, motivazioni insufficienti, sottovalutazione degli impatti cumulativi, contrasti con la pianificazione o mancata considerazione dei pareri contrari, il Comune può valutare anche il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).
Il ricorso al TAR non è uno slogan. Non è un gesto simbolico. È uno strumento giuridico che ha senso solo quando esistono margini concreti per contestare l’atto autorizzativo.
Accanto alla difesa in giudizio, c’è poi la pianificazione.
Il disegno di legge regionale pugliese sulle aree idonee apre una fase nella quale i Comuni devono attrezzarsi per non subire le localizzazioni. La scelta delle aree idonee deve diventare un lavoro di copianificazione: distinguere le aree già compromesse da quelle agricole di valore, le superfici compatibili dai paesaggi da preservare, le zone industriali dalle campagne identitarie.
Un Comune virtuoso non si limita a dire no.
Studia gli atti.
Motiva le osservazioni.
Pianifica le aree.
Controlla gli impianti.
Ricorre al TAR quando vi sono presupposti fondati.
Così la transizione energetica può essere governata e non soltanto subita.
22. Il disegno di legge regionale pugliese del 2026.
Nel 2026 la Giunta regionale pugliese ha approvato lo schema di disegno di legge sulle aree idonee da trasmettere al Consiglio regionale.
Allo stato delle fonti consultate, il testo risulta come disegno di legge regionale e non come legge regionale definitivamente approvata e pubblicata sul Bollettino ufficiale.
La posizione della Regione è rilevante.
Da un lato, la Regione riconosce che le aree idonee definite dallo Stato non possono essere ridotte dalle Regioni. Dall’altro, afferma di voler limitare l’individuazione di aree aggiuntive, tenendo conto dell’elevato numero di iniziative già autorizzate o proposte sul territorio pugliese.
La Regione richiama un dato significativo: tra il 2021 e il 2025 in Puglia sarebbero stati autorizzati 4.471 MW di nuovi impianti, a fronte di circa 1.700 MW realizzati.
Questo significa che il problema non è soltanto trovare nuove aree.
Il problema è governare un’enorme massa di progetti già autorizzati, proposti o in corso di valutazione.
Il disegno regionale assume una logica conservativa: aggiungere aree idonee solo dove necessario, preservare paesaggio e agricoltura, tutelare ulivi, produzioni agroalimentari di qualità, Denominazione di Origine Protetta (DOP), Indicazione Geografica Protetta (IGP), biologiche, tradizionali e colture identitarie.
Per il Salento questo passaggio è importante.
Se la stessa Regione riconosce che esiste già una forte pressione di progetti e che occorre tutelare agricoltura e paesaggio, allora i grandi impianti su suolo agricolo non possono essere trattati come opere ordinarie.
Devono essere valutati dentro un contesto già saturo di richieste, autorizzazioni e trasformazioni possibili.
23. La scienza dell’agrivoltaico: prove utili ma non definitive.
La letteratura scientifica conferma che l’agrivoltaico può produrre risultati positivi.
Può ridurre lo stress idrico.
Può proteggere alcune colture dal calore.
Può migliorare l’uso dell’acqua.
Può aumentare l’efficienza complessiva del suolo.
Può raffreddare i pannelli e migliorare la produzione energetica.
Ma gli stessi studi mostrano anche limiti importanti.
Le rese agricole possono cambiare molto. Alcune colture migliorano, altre peggiorano. L’ombreggiamento può essere utile in certi climi e dannoso in altri. La riduzione della radiazione fotosinteticamente attiva può provocare cali produttivi, soprattutto per colture che hanno bisogno di molta luce.
La scienza non dice che l’agrivoltaico sia sempre positivo.
Dice che può funzionare in condizioni specifiche.
Questo punto è decisivo per il dossier. La letteratura scientifica non può essere usata come una formula generale per legittimare ogni impianto. Deve essere usata come criterio di verifica per valutare se un determinato progetto, in un determinato luogo, con determinate colture, abbia davvero senso agricolo.
24. Gli esperimenti scientifici e la differenza di scala.
Gli studi scientifici più citati sull’agrivoltaico sono spesso condotti su superfici sperimentali ridotte.
Studio / Paese |
Colture |
Durata sperimentale |
Superficie |
Risultato principale |
Progetto denominato “APV-RESOLA”, Germania |
grano, patate, trifoglio, sedano rapa |
sperimentazione pluriennale, con più raccolti documentati |
circa 1/3 ettaro |
risultati positivi in alcune condizioni, soprattutto in annate calde |
Studio sul riso, Giappone |
riso |
2016-2018 |
336 m² |
valutazione dell’ombreggiamento compatibile con almeno l’80% della resa |
Studio sul pomodoro, Bari |
pomodoro |
una stagione, maggio-agosto |
480 m² |
riduzione della luce e cali di resa, con risparmio idrico |
Studio su officinali, San Severo |
salvia, origano, rosmarino, lavanda, timo, menta |
una stagione sperimentale |
3.450 m² |
risultati interessanti su alcune officinali, da confermare |
Ricerche in Arizona |
pomodoro, peperoncini e orticole |
sperimentazioni avviate dal 2017 |
siti sperimentali e laboratorio da 1,5 acri |
benefici in ambiente arido, ma necessità di verifiche di scala |
La differenza con i grandi impianti salentini è enorme.
Il progetto denominato “Corigliano 43.8” interessa circa 71,50 ettari.
È oltre duecento volte più grande del campo sperimentale tedesco.
È oltre duemila volte più grande del campo giapponese sul riso.
È enormemente più grande della prova barese sul pomodoro.
È oltre duecento volte più grande della prova di San Severo.
Questa sproporzione non dimostra che un grande impianto non possa funzionare. Dimostra però che gli studi sperimentali non possono essere usati come prova automatica della sostenibilità di impianti industriali.
La sperimentazione dimostra possibilità.
Non dimostra compatibilità universale.
25. La conclusione scientifica per il Salento.
La conclusione scientifica è semplice: bisogna misurare.
Bisogna misurare la luce.
Bisogna misurare l’acqua.
Bisogna misurare le rese.
Bisogna misurare la produzione agricola prima e dopo l’impianto.
Bisogna misurare la produzione lorda vendibile.
Bisogna verificare le colture.
Bisogna controllare la continuità agricola nel tempo.
Per il Salento non basta dire che l’agrivoltaico è una tecnologia promettente.
Occorre dimostrare che il singolo progetto funziona su quei terreni, con quelle colture, con quel layout, con quella disponibilità idrica, con quella ombra, con quelle dimensioni e con quei controlli.
Se un progetto propone lavanda, piante officinali, apicoltura, seminativi o pascolo, deve dimostrare che quelle attività sono reali e sostenibili.
La scienza non legittima l’etichetta.
La scienza impone verifiche.
26. Il nodo giuridico: parere non vincolante non significa parere inutile.
Uno dei punti più delicati del dossier riguarda il rapporto tra MASE e MiC.
Nei procedimenti relativi a impianti da fonti rinnovabili localizzati in aree idonee, il parere paesaggistico può essere obbligatorio ma non vincolante. Questo significa che il MASE può autorizzare un impianto anche se il MiC esprime parere negativo.
Ma “non vincolante” non significa “inutile”.
Il parere negativo del MiC resta un atto tecnico rilevante. Se viene superato, l’amministrazione deve spiegare perché le criticità indicate non impediscono l’autorizzazione.
La motivazione deve essere concreta. Deve confrontarsi con il contenuto del parere. Deve spiegare perché gli impatti paesaggistici sono ritenuti accettabili, perché gli impatti cumulativi non sono ostativi, perché le prescrizioni sono sufficienti, perché le criticità archeologiche sono gestibili, perché il contrasto con il PPTR non impedisce il giudizio positivo.
Il MASE può superare il parere negativo.
Ma deve motivare.
Il punto giuridico non è solo il potere di autorizzare. È la qualità della motivazione con cui quel potere viene esercitato.
27. Il caso del progetto denominato “Corigliano 43.8”.
Il progetto denominato “Corigliano 43.8”, proposto da ARNG Solar XI S.r.l., riguarda un impianto agrivoltaico da 54,40 MW nei Comuni di Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone e Galatina.
Il progetto prevede 81.200 moduli fotovoltaici, diciotto sottocampi, cabine di trasformazione, cabina di ricezione, cabina di stoccaggio, recinzioni, viabilità interna, videosorveglianza, illuminazione, cavidotti e opere accessorie.
La superficie interessata è di circa 71,50 ettari.
Questi numeri collocano il progetto in una dimensione industriale. Non si tratta di un piccolo impianto agricolo, ma di una infrastruttura energetica estesa dentro un territorio rurale storico.
Nel procedimento, la Commissione tecnica Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNRR-PNIEC) ha espresso parere favorevole con condizioni. Il MiC, attraverso la Soprintendenza speciale per il PNRR, ha espresso parere negativo.
Il parere negativo segnala impatti significativi sul patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico, anche cumulativi, e rileva criticità rispetto al PPTR.
Il decreto MASE dà atto del parere negativo, dell’interesse archeologico diffuso e qualificato e della necessità di sottoporre l’intervento alla seconda fase della verifica preventiva dell’interesse archeologico.
Nonostante questo, il procedimento si conclude con giudizio positivo di compatibilità ambientale.
Il caso del progetto denominato “Corigliano 43.8” è centrale perché mostra il meccanismo dell’intera vicenda: un grande impianto su suolo agricolo, un parere tecnico negativo del MiC, un decreto positivo del MASE e una serie di prescrizioni che rinviano alla fase successiva la gestione di criticità rilevanti.
28. Il caso del progetto denominato “Sorgenia ID 8041”.
Il progetto denominato “Sorgenia ID 8041”, proposto da Sorgenia Renewables S.r.l., riguarda un impianto agrivoltaico da circa 10,84 MW nei Comuni di Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano e Galatina.
Nel procedimento risultano il parere favorevole della Commissione tecnica PNRR-PNIEC, il parere negativo del MiC e i pareri negativi dei Comuni di Cutrofiano e Corigliano d’Otranto.
Anche in questo caso il procedimento si conclude con decreto positivo del MASE.
Il parere MiC descrive un territorio caratterizzato da campagna a mosaico, masserie, trame agrarie, beni storico-testimoniali e criticità paesaggistiche e archeologiche. Il dissenso riguarda il contrasto con il PPTR e gli impatti negativi significativi sul patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico, anche cumulativi.
Il caso del progetto denominato “Sorgenia ID 8041” è rilevante anche perché il parere MiC richiama un principio importante: se il MASE intende superare il parere tecnico negativo, deve rendere esplicita e adeguata motivazione nell’atto conclusivo.
Questo passaggio rafforza il nodo giuridico dell’intera inchiesta.
Non basta affermare che il parere è non vincolante.
Occorre spiegare perché viene superato.
29. Il caso del progetto denominato “Ervesa”.
Il progetto denominato “Ervesa”, proposto da GRV Solar Salento 1 S.r.l., riguarda un impianto agrivoltaico di grande scala, con potenza complessiva pari a circa 70 MW, di cui 20 MW in storage, con opere nei territori di Veglie, Salice Salentino, Erchie, Avetrana e aree connesse.
Anche per il progetto denominato “Ervesa” risulta un parere negativo del MiC, seguito da un esito autorizzativo positivo.
Questo caso dimostra che il superamento del dissenso del MiC non è un episodio isolato. Riguarda più procedimenti e più aree della provincia di Lecce e del territorio salentino.
Il dato conferma una tendenza: nei procedimenti energetici, la spinta autorizzativa può prevalere anche su valutazioni paesaggistiche negative, purché l’autorità procedente ritenga di motivare il superamento.
La questione resta aperta sul piano della qualità della motivazione e della valutazione degli impatti cumulativi.
30. Gli impatti cumulative.
Gli impatti cumulativi sono uno dei punti più importanti dell’intero dossier.
Un singolo impianto viene valutato nel suo perimetro. Ma il territorio subisce l’effetto della somma.
Quando in una stessa area si concentrano più impianti, più cavidotti, più cabine, più recinzioni e più opere di connessione, l’impatto complessivo può diventare molto maggiore della somma formale dei singoli progetti.
Il MiC insiste più volte su questo punto.
Gli impatti cumulativi riguardano la perdita progressiva di paesaggio agricolo, la frammentazione delle trame rurali, la trasformazione delle visuali, la riduzione della continuità tra masserie e fondi, l’inserimento ripetuto di elementi artificiali, la saturazione percettiva del territorio.
La procedura amministrativa tende a isolare.
Il paesaggio, invece, cumula.
Questo è uno dei limiti più evidenti del sistema autorizzativo.
31. Il paesaggio come costo non contabilizzato.
Il paesaggio non compare come voce economica nel bilancio dell’impianto.
Non è un costo di costruzione.
Non è un costo di manutenzione.
Non è un costo di connessione.
Non è un costo finanziario.
Eppure è uno dei beni più direttamente trasformati.
Nel Salento, il paesaggio agricolo non è solo valore estetico. È valore culturale, turistico, identitario ed economico.
La campagna a mosaico, le masserie, i muretti, le strade rurali, gli uliveti, i seminativi, le visuali e i beni archeologici costituiscono un sistema riconoscibile. Quando un grande impianto entra in questo sistema, ne modifica la percezione e la struttura.
Il problema non è soltanto quanto suolo viene materialmente occupato dai pali o dalle cabine. Il problema è come cambia il paesaggio nel suo insieme.
Il progetto può dichiararsi reversibile.
Ma una trasformazione di venti o trent’anni non è neutra per una comunità.
32. Le colture come legittimazione.
Il piano agricolo è il punto in cui l’agrivoltaico si gioca la propria credibilità.
In molti progetti compaiono colture che dovrebbero dimostrare la continuità agricola: lavanda, officinali, seminativi, foraggere, pascolo, apicoltura, olivo o altre colture compatibili.
Ma una coltura deve essere valutata nel contesto reale.
Deve avere suolo adatto.
Deve avere acqua.
Deve avere rese realistiche.
Deve avere costi sostenibili.
Deve avere una filiera.
Deve poter essere coltivata sotto o tra i pannelli.
Deve poter essere controllata nel tempo.
Se manca questa verifica, la coltura rischia di diventare un elemento di legittimazione.
Non è l’agricoltura a guidare il progetto.
È il progetto energetico a ritagliarsi una parte agricola utile all’autorizzazione.
Il rischio dell’agrivoltaico debole è proprio questo: l’agricoltura non scompare subito, ma perde centralità. Resta come descrizione, come promessa, come mitigazione.
Il campo continua a essere chiamato agricolo.
Ma il valore dominante diventa energetico.
33. Segui i soldi.
Ogni impianto agrivoltaico è anche un’operazione economica.
La catena del valore è chiara.
Prima c’è la disponibilità dei terreni.
Poi c’è il progetto.
Poi la connessione.
Poi l’iter autorizzativo.
Poi l’eventuale incentivo.
Poi il finanziamento.
Poi la produzione di energia.
Poi, in alcuni casi, la cessione dell’asset.
L’autorizzazione è uno spartiacque.
Prima dell’autorizzazione, il progetto è un rischio. Dopo l’autorizzazione, il progetto diventa valore. Può essere finanziato, costruito, ceduto, inserito in portafogli societari, valorizzato da investitori.
Il terreno agricolo diventa così il supporto fisico di un asset energetico.
Il proprietario può ricevere un canone. La società proponente sviluppa e valorizza il progetto. L’investitore finanzia e incassa. Lo Stato può sostenere con incentivi. Il territorio sopporta l’impatto.
Questa è l’asimmetria centrale.
I benefici economici diretti sono concentrati.
Gli impatti territoriali sono diffusi.
Il dato sui canoni riconosciuti ai proprietari non è ordinariamente pubblico. Questo limita la trasparenza sulla distribuzione reale del valore.
In un territorio agricolo fragile, la rendita energetica può diventare più conveniente della produzione agricola. Ma quando molte scelte private si sommano, l’effetto diventa pubblico.
34. Società veicolo e catena proprietaria.
Nel settore energetico è frequente l’uso di società veicolo, o special purpose vehicle (SPV), costituite per sviluppare singoli progetti.
Nella mappa salentina ricorrono molte società dedicate: ARNG Solar XI, Caprarica SPV, SY04, FLYNIS PV 7, FLYNIS PV 10, FLYNIS PV 43, ABEI Energy Green Italy VI, HEPV03, HEPV06, HEPV09, HEPV10, HEPV16, HEPV19, SCS 11, Trina Solar Papiro, Stern PV1, New Solar Blue, New Solar White, Solaranto, Energetica Salentina, ALCE Energy, Montesejo Lequile, Lecce 1 PV, Costa Solar Italy 003, Opdenergy Salento 2.
La società veicolo non è di per sé un’anomalia. È uno strumento ordinario per isolare il rischio, sviluppare il progetto, ottenere autorizzazioni, accedere a finanziamenti e, se necessario, trasferire l’asset.
Ma per una comunità locale è essenziale capire chi c’è dietro.
La trasparenza della catena proprietaria è una questione di interesse pubblico.
Non perché la società veicolo sia illegittima.
Ma perché il territorio deve sapere chi trae beneficio dalla trasformazione che subisce.
35. Incentivi pubblici e PNRR.
L’agrivoltaico avanzato è sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) attraverso una misura nazionale gestita dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il meccanismo prevede un contributo in conto capitale e una tariffa incentivante sulla produzione elettrica netta immessa in rete.
La dotazione supera il miliardo di euro.
Questo rende ancora più importante verificare la reale natura agricola degli impianti.
Se un progetto accede a fondi pubblici perché dichiarato agrivoltaico, l’agricoltura non può essere un accessorio. Deve essere una funzione reale, monitorata e durevole.
Dagli atti analizzati non risulta, nei soli documenti disponibili, la prova che il progetto denominato “Corigliano 43.8”, il progetto denominato “Sorgenia ID 8041” o il progetto denominato “Ervesa” abbiano ottenuto effettivamente il contributo PNRR agrivoltaico. Il livello autorizzativo e quello incentivante devono essere tenuti distinti.
Il primo riguarda il permesso di realizzare l’impianto.
Il secondo riguarda l’eventuale accesso a risorse pubbliche.
Proprio per questo, il dossier deve prevedere una verifica specifica sulle graduatorie GSE, sugli atti di concessione, sui beneficiari effettivi, sugli importi riconosciuti e sugli obblighi di monitoraggio.
Quando entra denaro pubblico, la continuità agricola deve essere dimostrata con ancora maggiore rigore.
36. Il ruolo politico-amministrativo dei Comuni.
Nei procedimenti analizzati, i Comuni non appaiono sempre in grado di determinare l’esito finale.
Nel caso del progetto denominato “Sorgenia ID 8041”, i Comuni di Cutrofiano e Corigliano d’Otranto hanno espresso pareri negativi. Quei pareri sono entrati nel fascicolo, ma il procedimento statale si è concluso comunque con esito positivo.
Questo mostra uno squilibrio istituzionale.
Gli impatti sono locali.
La procedura è nazionale.
La logica economica è spesso esterna al territorio.
Ma questa marginalità non significa impotenza.
Un Comune può svolgere un ruolo decisivo se trasforma il dissenso in istruttoria tecnica. Non basta opporsi genericamente. Serve leggere gli elaborati, verificare le particelle, confrontare il progetto con il piano urbanistico, il PPTR, i vincoli idrogeologici, le visuali, le masserie, le strade rurali, le produzioni agricole e gli altri impianti già autorizzati o in istruttoria.
Il Comune può depositare osservazioni puntuali. Può chiedere integrazioni. Può contestare gli impatti cumulativi. Può segnalare criticità paesaggistiche. Può controllare dopo la costruzione se l’agricoltura continua davvero. Può partecipare alla copianificazione delle aree idonee. Può ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) quando esistono presupposti fondati.
Il Comune è l’istituzione più vicina al territorio.
Se usa strumenti tecnici, può diventare il primo argine contro una transizione subita.
37. La formula della speculazione.
Il modello economico dell’agrivoltaico speculativo può essere riassunto così:
-
terra agricola disponibile;
-
più progetto energetico;
-
più società veicolo;
-
più connessione alla rete;
-
più autorizzazione;
-
più eventuale incentivo pubblico;
-
più ricavi da energia:
-
uguale asset finanziario.

