COMUNICATO STAMPA
“L’agrivoltaico non può diventare il cavallo di Troia della speculazione energetica. I Comuni reagiscano e valutino subito il ricorso al TAR”.
Le associazioni, i comitati e le realtà civiche firmatarie denunciano con forza l’approvazione del mega impianto agrivoltaico “Corigliano 43.8”, da 54,40 MW, esteso per circa 72 ettari in località Appidè, nel territorio di Corigliano d’Otranto, con opere di connessione che interessano anche Cutrofiano, Sogliano Cavour, Seclì, Aradeo, Galatone e Galatina.
La vicenda pone una domanda inevitabile: stiamo assistendo a una riconversione industriale dell’ambito agricolo e agrituristico della Masseria Appidè? Un territorio nato per agricoltura, turismo rurale e tutela del paesaggio rischia infatti di essere destinato a una rendita pluridecennale legata alla disponibilità dei terreni per grandi società energetiche.
Si tratta dell’ultimo e più pesante tassello di una trasformazione ormai evidente: nel ristretto quadrante rurale compreso tra Masseria Astore a ovest, Masseria Le Lame al centro e Masseria Appidè a est, tra Cutrofiano e Corigliano d’Otranto, si arriva a circa 100 ettari di impianti fotovoltaici e agrivoltaici.
Prima l’impianto Sorgenia. Poi Bardoscia2. Ora il maxi impianto in località Appidè.
Tre progetti, un solo territorio colpito. Cento ettari di campagna concentrati in un fazzoletto di paesaggio storico-rurale, fatto di masserie, trame agrarie, visuali, muretti, percorsi agricoli e memoria contadina.
Questo non è sviluppo ordinato delle rinnovabili. È saturazione territoriale.
Il dato più grave è che l’approvazione del mega impianto di Appidè arriva nonostante il parere negativo del Ministero della Cultura, espresso attraverso la Soprintendenza Speciale per il PNRR. Il MiC ha segnalato criticità rilevanti su paesaggio, PPTR, coni visuali, masserie storiche, trasformazione del territorio agricolo, impatti cumulativi e interesse archeologico.
Eppure il MASE ha approvato.
È qui che si apre una questione politica enorme. A cosa servono i pareri di tutela se poi vengono superati con facilità? A cosa serve il PPTR se davanti ai grandi impianti energetici diventa un ostacolo da aggirare? A cosa serve parlare di paesaggio, agricoltura, masserie e identità se poi tutto arretra davanti alla parola “area idonea”?
La categoria delle aree idonee non può diventare una scorciatoia autorizzativa. Un’area definita idonea non è automaticamente compatibile con qualsiasi progetto. L’idoneità non può cancellare il paesaggio, i vincoli, i coni visuali, il rischio archeologico, il sistema delle masserie e gli impatti cumulativi.
Denunciamo anche l’uso ambiguo della parola “agrivoltaico”. L’agrivoltaico vero dovrebbe integrare energia e agricoltura, mantenere la continuità delle colture e tutelare il suolo. Ma quando si parla di decine di ettari recintati, migliaia di moduli, cabine, cavidotti, viabilità interna e strutture metalliche, la domanda è inevitabile: siamo davanti a un progetto agricolo o a un grande impianto industriale mascherato da agrivoltaico?
Troppo spesso l’agrivoltaico rischia di diventare un cavallo di Troia: una parola rassicurante, usata per rendere accettabile una trasformazione industriale della campagna e per aprire la strada a rendite energetiche private.
Nessuno nega la necessità di raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei sulle fonti rinnovabili. Ma la Puglia ha già dato moltissimo alla produzione energetica nazionale. È una regione che produce più energia di quanta ne consumi e che subisce una pressione enorme di richieste di connessione per nuovi impianti. La questione non è più “rinnovabili sì o no”. La questione è: dove, come, per chi e a quale prezzo per il territorio?
Il Salento non può essere trattato come una colonia energetica.
Non può essere il luogo dove si concentrano impianti, profitti e incentivi, mentre alle comunità locali restano pannelli, recinzioni, cabine, cavidotti, consumo di suolo, perdita di paesaggio e svalutazione del territorio agricolo.
Per questo le associazioni firmatarie chiedono ai Comuni di Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Sogliano Cavour, Galatina, Aradeo, Seclì e Galatone di non restare fermi. In particolare, i Comuni di Corigliano d’Otranto e Cutrofiano, direttamente coinvolti nel quadrante Astore-Le Lame-Appidè, devono assumere subito un’iniziativa pubblica.
Il ricorso al TAR contro l’ultimo decreto di approvazione del mega impianto in località Appidè deve essere valutato immediatamente.
Non è una garanzia di vittoria, ma è lo strumento minimo per chiedere che siano valutati davvero il parere negativo del Ministero della Cultura, gli impatti cumulativi di circa 100 ettari nello stesso quadrante rurale, il rapporto con il PPTR, la tutela delle masserie storiche, la reale natura agrivoltaica del progetto e il rischio di trasformare definitivamente la campagna salentina in una piattaforma energetica.
I termini per agire non aspettano. Il paesaggio, una volta perduto, non torna indietro.
Chiediamo la convocazione urgente dei Consigli comunali interessati, una valutazione legale congiunta e una presa di posizione politica chiara.
Ora i Comuni devono scegliere: difendere il territorio o assistere in silenzio alla sua trasformazione.
Associazioni, comitati e realtà civiche firmatarie:
- Forum Amici del Territorio E.T.S.
- Coordinamento Civico Ambiente e Salute
- Noi Ambiente e Beni Culturali di Noha e Galatina
- Nuova Messapia Soleto
Cutrofiano, 03/06/2026

