Cutrofiano, l’economia non vive solo di ceramica: commercio, costruzioni e agricoltura trainano il paese.


   Quando si parla di Cutrofiano, il pensiero corre subito alla ceramica: antica tradizione artigianale, orgoglio identitario, simbolo che negli anni ha reso il paese noto nell’ambito regionale e oltre. Eppure, se si guarda ai numeri, emerge una verità diversa: oggi il cuore dell’economia cutrofianese batte altrove.

È quanto rivela un’indagine che il Forum Amici del Territorio ha condotto analizzando i dati della Camera di Commercio di Lecce, che offre una fotografia aggiornata del tessuto imprenditoriale locale.

Non solo botteghe: 629 imprese attive

Il comune conta 629 imprese attive, di cui 111 società di capitali. Un panorama variegato, che spazia dall’agricoltura al commercio, dalle costruzioni ai servizi, con numeri che smontano l’idea di un’economia fondata quasi esclusivamente sulla ceramica.

I settori predominati sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio (236 imprese) e le costruzioni (95). Seguono l’agricoltura (64), la manifattura (54) e i servizi legati a ristorazione e turismo (43).

SETTORE

N. IMPRESE

A Agricoltura, silvicoltura pesca

64

B Estrazione di minerali da cave e miniere

2

C Attività manifatturiere

54

D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata

1

E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d…

1

F Costruzioni

95

G Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di aut…

236

H Trasporto e magazzinaggio

9

I Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione

43

J Servizi di informazione e comunicazione

12

K Attività finanziarie e assicurative

10

L Attività immobiliari

11

M Attività professionali, scientifiche e tecniche

17

N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese

18

P Istruzione

3

Q Sanità e assistenza sociale 

7

R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e diver…

8

S Altre attività di servizi

38

Un giro d’affari da oltre 83 milioni.

Le società di capitale di Cutrofiano hanno dichiarato nell’ultimo anno un fatturato complessivo di 83 milioni di euro.
Gli addetti censiti nel 2024 sono 1.706, di cui 545 familiari e 1.161 lavoratori dipendenti.

Un tessuto produttivo dunque consistente, che però mostra un peso economico distribuito in modo non sempre proporzionale al numero delle imprese.

Chi traina davvero l’economia?

Il settore più forte è il commercio, che da solo rappresenta il 22,7% del fatturato complessivo. Al secondo posto le costruzioni con il 14,7%, seguite dall’agricoltura (13,3%).

G: Commercio all’ingrosso e al dettaglio

22,70%

F: Costruzioni

14,70%

A: Agricoltura, silvicoltura e pesca

13,30%

C: Attività manifatturiere

8,60%

I: Attività dei servizi di alloggio e ristorazione

7,90%

T: Altre attività di servizi

6,50%

M: Attività immobiliari

5,80%

N: Attività professionali, scientifiche e tecniche

4,60%

O: Attività amministrative e di servizi di supporto

4,20%

H: Trasporto e magazzinaggio

2,80%

L: Attività finanziarie e assicurative

2,80%

K: Telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica, infrastrutture informatiche e altre attività dei servizi d’informazione

2,10%

S: Attività artistiche, sportive e di divertimento

1,50%

R: Attività per la salute umana e di assistenza sociale

0,90%

Q: Istruzione e formazione

0,70%

J: Attività editoriali, trasmissioni radiofoniche e produzione e distribuzione di contenuti

0,40%

Altri Settori

0,60%

La manifattura – compresa la ceramica – pesa invece solo per l’8,6%, e all’interno di questa quota la produzione ceramica incide per appena il 4,6%, con circa 65 addetti.

La ceramica resta simbolo, non motore

Il dato è chiaro: la ceramica resta un marchio culturale e identitario di Cutrofiano, ma non è più tra i motore principali dell’economia locale. A trainare sono soprattutto commercio, edilizia e agricoltura, settori capaci di generare più ricchezza e occupazione.

Un cambiamento che non cancella la tradizione, ma che racconta di una comunità in trasformazione, dove l’artigianato sopravvive più come patrimonio da custodire che come asse portante dello sviluppo economico.

Per questo è necessario, che chi amministra adotti un cambio di rotta per il futuro del paese.