Perché la TARI aumenta a Cutrofiano e diminuisce a Galatina?

Un'analisi documentale sulle divergenze tariffarie tra i due comuni salentini nel 2026: tra costi operativi, gestione dei crediti e il ruolo dell'Agenzia Territoriale per la Gestione dei Rifiuti.

L’aumento della TARI a Cutrofiano non dipende da una sola voce. Il risultato finale nasce dalla combinazione dei costi di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento, dalla mancata riscossione di una parte delle bollette e dall’attuale organizzazione del servizio.

Il problema degli insoluti

Uno dei punti più delicati riguarda le somme che il Comune non riesce a riscuotere. In modo semplice «le bollette di chi non paga finiscono per ricadere su chi paga regolarmente».

Tecnicamente non avviene una divisione automatica delle singole bollette. La TARI deve comunque finanziare il servizio e i crediti difficili da riscuotere devono essere accantonati o recuperati negli anni successivi. Il costo, quindi, non scompare.

Per Cutrofiano il mancato introito indicato è di 627.501 euro. Questa cifra deve essere letta come una posta complessiva di mancata riscossione o di crediti da coprire, non come il costo ordinario di una singola annualità. Gli insoluti possono dipendere da difficoltà economiche, ritardi, evasione, imprese cessate o procedure di riscossione troppo lente. Non è corretto attribuirli automaticamente alle sole famiglie incapienti.

La scelta di distribuire nel tempo il recupero può attenuare l’impatto immediato, ma trasferisce il problema agli anni successivi. Se la riscossione non migliora, il prossimo PEF potrebbe dover assorbire nuove somme, creando un circolo vizioso: meno incassi, più accantonamenti e maggiore pressione sulla TARI.

I numeri dell’aumento

Il confronto più corretto è quello tra le entrate tariffarie da coprire dopo le detrazioni:

Comune 2025 2026 Variazione
Cutrofiano € 1.955.886 € 2.046.342 +€ 90.456 (+4,62%)
Galatina € 6.208.741 € 5.838.592 −€ 370.149 (−5,96%)

A Cutrofiano la parte variabile passa da 1.438.206 euro a 1.545.340 euro, con un aumento di circa 107.134 euro, pari al 7,45%.

La parte fissa, invece, scende da 517.680 euro a 501.002 euro. L’aumento nasce quindi soprattutto dalla componente variabile, collegata alle attività operative e ai quantitativi raccolti e trattati.

Che cosa comprende la parte variabile

Il costo del servizio comprende molto più del semplice passaggio degli operatori:

  • raccolta delle diverse frazioni;

  • spazzamento e lavaggio delle strade;

  • trasporto;

  • trattamento dell’organico;

  • selezione dei materiali;

  • trattamento del rifiuto residuo;

  • recupero e riciclo;

  • smaltimento finale.

I Comuni dell’ARO 7 non dispongono di impianti propri per chiudere il ciclo. Le attività di trattamento, recupero e smaltimento vengono quindi svolte presso impianti di terzi, secondo i flussi regolati da AGER.

La dipendenza dagli impianti privati

Qui si trova una delle criticità più importanti dell’intero sistema.

La dipendenza da impianti privati, per un servizio essenziale come quello dei rifiuti, può diventare una vera sciagura gestionale per i Comuni. La proprietà privata non garantisce automaticamente né efficienza né risparmi. Un impianto privato deve remunerare i propri investimenti e può operare in una posizione contrattuale molto forte quando gli enti pubblici non hanno alternative sufficienti.

Il Comune può quindi essere costretto a sostenere:

  • tariffe di conferimento stabilite dall’impianto;

  • costi di trasporto verso strutture lontane;

  • aumenti legati alla scarsità di capacità disponibile;

  • maggiorazioni per impurità o qualità insufficiente dei materiali;

  • costi aggiuntivi quando un impianto è fermo o non accetta determinati flussi.

Il problema non è sostenere che ogni impianto privato funzioni necessariamente male. Il problema è che la gestione privata, da sola, non costituisce alcuna garanzia di riduzione della TARI. Se manca una reale concorrenza e il Comune non dispone di alternative, il risparmio ottenuto con una migliore raccolta può essere interamente assorbito dalle tariffe di trattamento.

Per Cutrofiano questo significa che anche un aumento della raccolta differenziata non produce automaticamente bollette più basse. Se il costo dell’impianto cresce, il beneficio ambientale può non trasformarsi in un beneficio economico per i cittadini.

Nel quadro AGER, l’indicatore riferito al 2024 attribuisce a Cutrofiano un costo medio riconosciuto di circa 44,97 centesimi al chilogrammo, pari a circa 449,70 euro per tonnellata. Si tratta di un costo medio del ciclo regolato, non di una tariffa pagata direttamente per ogni tonnellata.

La raccolta dell’organico

L’introduzione della raccolta separata dell’organico può aumentare la percentuale di differenziata e ridurre la quantità di rifiuto residuo destinata al trattamento. In prospettiva, questo può ridurre i costi di smaltimento.

Il risparmio, però, non è automatico. La raccolta dell’organico richiede nuovi passaggi, mezzi, personale e impianti di trattamento. Inoltre, se la frazione organica è contaminata da plastica o altri materiali, possono aumentare i costi e le penalità applicate dagli impianti.

Anche il fatto che a Cutrofiano non vi siano bidoni stradali dell’indifferenziato non elimina il costo del rifiuto residuo. Il residuo continua a essere raccolto secondo il sistema comunale e deve comunque essere trasportato e trattato.

Per valutare il reale beneficio della raccolta dell’organico servono dati pubblici su quantità raccolte, impurità, costi di trasporto, costi di trattamento e risparmi ottenuti sul residuo.

Il contratto e il futuro gestore

La gestione attuale è svolta da ER.CAV., società privata in liquidazione, nell’ambito di un affidamento ormai risalente al 2012 e proseguito in regime transitorio. La società in house Terra d’Otranto SPA, costituita dai Comuni dell’ARO, non è ancora operativa, ma che produce debiti.

Il PEF 2026 è quindi costruito in larga parte sulla situazione gestionale attuale. Un eventuale cambio di gestore potrebbe modificare il costo della raccolta e del trasporto, ma non produce automaticamente un risparmio. Sarà necessario confrontare in modo trasparente il costo attuale con quello del nuovo modello, verificando mezzi, personale, servizi, oneri fiscali e risultati effettivamente garantiti.

Inoltre, la società in house inciderebbe soprattutto sulla raccolta e sul trasporto. Se il trattamento finale continuerà a dipendere da impianti privati, una parte importante del costo resterà comunque fuori dal controllo diretto del Comune.

I ricavi CONAI non sono entrate del Comune

Questo punto deve essere chiarito senza ambiguità.

I corrispettivi derivanti dal CONAI per la valorizzazione di carta, plastica, vetro e metalli non vengono incassati direttamente dal Comune di Cutrofiano. Secondo l’assetto contrattuale esaminato, tali ricavi sono incassati dal gestore.

Nel PEF 2025 è indicato un valore di circa 124.112 euro relativo ai corrispettivi CONAI, ma non è corretto presentarli come somme disponibili nelle casse comunali o come un trasferimento diretto al Comune.

Il Comune, quindi, non può utilizzare direttamente quei ricavi per finanziare altri servizi o ridurre autonomamente la TARI. Per capire se e in quale misura la valorizzazione dei materiali produca un effetto sul costo complessivo, occorre esaminare il contratto, il canone riconosciuto al gestore e la relativa contabilità regolatoria.

Servirebbe una pubblicazione annuale di:

  • quantitativi conferiti;

  • corrispettivi CONAI incassati dal gestore;

  • modalità di contabilizzazione;

  • rapporto tra tali corrispettivi e canone;

  • eventuali effetti sul PEF.

Senza questa rendicontazione, non si può sostenere che i ricavi CONAI abbiano prodotto un’entrata per il Comune o una riduzione diretta delle bollette.

Perché Galatina diminuisce

Galatina presenta una dinamica opposta: il fabbisogno complessivo passa da circa 6,21 milioni a 5,84 milioni di euro.

La diminuzione del PEF può dipendere da una diversa struttura dei costi, da detrazioni, da conguagli e dall’organizzazione del servizio. Non significa necessariamente che ogni singola utenza paghi esattamente il 5,96% in meno, ma indica che il costo complessivo riconosciuto è diminuito.

Il confronto dimostra che la TARI non dipende soltanto dalla quantità di rifiuti prodotta o dalla percentuale di raccolta differenziata. Pesano anche il contratto, il costo della raccolta, le tariffe degli impianti, la riscossione e il modo in cui vengono contabilizzati costi e ricavi.

Non è principalmente un problema di IVA

L’IVA può incidere su alcune fatture del gestore o degli impianti, ma dai dati disponibili non emerge che sia la causa principale dell’aumento.

Il dato più significativo è l’incremento della componente variabile di oltre 107 mila euro. Per individuare con precisione l’origine di ogni euro servirebbe una scomposizione dettagliata dei costi di raccolta, trasporto, organico, rifiuto residuo, trattamento, personale, mezzi e penalità.

Che cosa potrebbe ridurre la TARI

Per ottenere una riduzione concreta nei prossimi anni servirebbero:

  1. un recupero più rapido ed efficace degli insoluti;

  2. una distinzione tra evasione e reale difficoltà economica;

  3. la pubblicazione dei costi per ogni frazione di rifiuto;

  4. una verifica indipendente del contratto ER.CAV.;

  5. un confronto trasparente con il futuro modello Terra d’Otranto;

  6. il monitoraggio della qualità dell’organico raccolto;

  7. la riduzione delle impurità e delle penalità;

  8. la pubblicazione dei corrispettivi CONAI incassati dal gestore;

  9. una maggiore capacità pubblica o una regolazione più forte degli impianti;

  10. contratti di trattamento sottoposti a reale confronto e controllo;

  11. il divieto di rinviare indefinitamente i costi senza spiegare chi li pagherà in futuro.

Conclusione

L’aumento della TARI a Cutrofiano non è spiegato da una sola causa. Il dato principale è l’incremento delle entrate tariffarie da 1.955.886 a 2.046.342 euro, concentrato soprattutto nella parte variabile.

A questo si aggiungono la mancata riscossione, il fondo crediti di dubbia esigibilità, i costi degli impianti esterni, il contratto transitorio, il trasporto, il trattamento dell’organico e la necessità di coprire integralmente il servizio.

La dipendenza da impianti privati rappresenta una criticità decisiva: può garantire la continuità tecnica del trattamento, ma non garantisce risparmi. Senza controllo pubblico, concorrenza effettiva e trasparenza sulle tariffe, il rischio è che ogni aumento dei costi degli impianti venga trasferito direttamente sui cittadini.

Galatina dimostra che una riduzione è possibile, ma non arriva automaticamente con la sola raccolta differenziata. Servono costi controllabili, riscossioni efficaci, contratti trasparenti e una gestione pubblica capace di impedire che i benefici del riciclo vengano assorbiti dai costi degli impianti privati.

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