Il comunicato dell’Amministrazione annuncia la ripresa dell’iter, ma non ricostruisce una vicenda iniziata nel 2009. Ora servono trasparenza sul lavoro già svolto e partecipazione reale dei cittadini.
L’Amministrazione comunale ha comunicato su Facebook che, su sollecitazione del Comune di Cutrofiano, il 15 luglio si è svolto un incontro presso l’Assessorato all’Ambiente della Regione Puglia con i rappresentanti dei Comuni interessati dai comprensori estrattivi.
Secondo il post, l’incontro avrebbe riattivato il percorso per la sottoscrizione delle convenzioni necessarie alla redazione dei Piani delle attività estrattive. Ogni Comune, dopo la firma, potrà accedere a un finanziamento di 100.000 euro per predisporre il proprio Piano, orientato alla riqualificazione ambientale, alla tutela del paesaggio e alla sostenibilità.
La comunicazione regionale conferma che la riunione è servita a riprendere l’iter delle convenzioni e dei tavoli di copianificazione. Precisa però che si tratta dei Piani particolareggiati di attuazione del PRAE e parla di somme già stanziate con la D.G.R. n. 1144 del 2025.
Il comunicato comunale, dunque, non contiene un’affermazione apertamente falsa. Ma, senza spiegare ciò che è accaduto dal 2009 a oggi, può trasmettere tre impressioni sbagliate: che Cutrofiano abbia ottenuto altri 100.000 euro, che stia nascendo un nuovo Piano comunale e che il procedimento cominci adesso.
Gli atti raccontano una storia diversa.
Non sono altri 100.000 euro.
Il dato più importante deve essere chiarito subito: Cutrofiano non dispone di 100.000 euro del 2009 ai quali si aggiungono altri 100.000 euro nel 2025.
Con la D.G.R. n. 822 del 13 maggio 2009 la Regione delegò il Comune a predisporre il Piano particolareggiato del giacimento della calcarenite e dell’argilla e assegnò un contributo di 100.000 euro. La somma fu impegnata con la determinazione regionale n. 86 del 18 giugno 2009.
Nel febbraio 2010, tuttavia, la stessa Regione dichiarava di essere ancora in attesa che il Comune attivasse le procedure necessarie, così da potergli erogare l’anticipazione prevista. Il denaro era stato quindi impegnato, ma non ancora pagato.
La prova definitiva si trova nei conti del Comune. Nell’elenco dei residui attivi al 31 dicembre 2025 compare ancora il contributo con riferimento alla determinazione n. 86/2009:
- importo accertato: 100.000 euro;
- importo riscosso mediante reversale: zero;
- importo ancora da conservare come credito: 100.000 euro.
Alla fine del 2025, dunque, l’intera somma risultava ancora da riscuotere e non era mai entrata nella tesoreria comunale.
Nel 2023 la Regione ha avviato il riordino dei procedimenti rimasti incompiuti, prevedendo il disimpegno delle vecchie risorse e la costituzione di nuovi impegni collegati a nuove convenzioni. La D.G.R. n. 1144 del 2025 ha poi recuperato 700.000 euro dalle economie vincolate degli esercizi precedenti, autorizzando un impegno di 100.000 euro per ciascun comprensorio.
La sequenza reale è quindi:
contributo impegnato nel 2009 ma non incassato, disimpegno delle precedenti risorse, recupero delle somme nel bilancio regionale e nuova assegnazione collegata alla convenzione.
Dal punto di vista contabile sarà assunto un nuovo impegno. Ma non è un secondo finanziamento aggiuntivo: Cutrofiano non passa da 100.000 a 200.000 euro. Si tenta finalmente di rendere utilizzabile il contributo destinato allo stesso Piano fin dal 2009.
Non è un nuovo Piano comunale.
Anche la denominazione usata nel post richiede precisione.
Quello di Cutrofiano non è un autonomo “Piano comunale delle attività estrattive” con il quale il Comune possa decidere liberamente dove consentire nuove escavazioni.
Lo strumento previsto dalle Norme tecniche del PRAE è il:
Piano particolareggiato del giacimento della calcarenite e dell’argilla di Cutrofiano.
Il Comune ne redige la proposta per delega regionale, mentre l’adozione e l’approvazione spettano alla Giunta regionale.
Gli articoli 4 e 5 delle NTA approvate nel 2010 individuano Cutrofiano tra gli otto comprensori degradati dalla precedente attività estrattiva. Il Piano deve riordinare le attività, recuperare le aree già escavate, stabilire le destinazioni finali e individuare le zone eventualmente destinabili all’estrazione.
La disciplina fondamentale è ancora quella richiamata dagli atti regionali del 2023 e del 2025. Non nasce quindi un nuovo strumento nel 2026. Il quadro deve certamente essere aggiornato rispetto alla legge regionale n. 22/2019, al PPTR e agli altri piani sopravvenuti, ma la natura e le finalità del Piano particolareggiato restano quelle definite dal PRAE.
Il lavoro non parte da zero.
Anche la rappresentazione di un Piano ancora tutto da predisporre è incompleta.
La Regione, nella ricognizione del 2023, indicava per Cutrofiano un iter di redazione già avviato e un tavolo tecnico di copianificazione già attivato. Precisava però che non era mai stata formalizzata una proposta di Piano.
Esiste inoltre un lavoro conoscitivo già svolto.
Durante una commissione consiliare del secondo mandato dell’Amministrazione Rolli, alla quale partecipò direttamente il Forum Amici del Territorio, i tecnici incaricati illustrarono, alla presenza dell’allora assessora Cristina Martella, la ricostruzione delle pregresse attività estrattive.
In quella sede furono mostrate le mappe delle concessioni minerarie, acquisite anche presso archivi di Napoli, utilizzate per ricostruire dettagliatamente la rete delle escavazioni sotterranee nel territorio di Cutrofiano.
Questa testimonianza diretta deve ora trovare conferma negli atti amministrativi. Il Comune dovrebbe pubblicare il verbale della commissione, le cartografie illustrate, gli elaborati consegnati e una relazione che spieghi quali parti del lavoro siano ancora valide e quali debbano essere aggiornate.
Non si può parlare genericamente di “predisporre il Piano” senza chiarire ciò che è già stato prodotto.
Il nodo che fermò il procedimento.
Secondo quanto emerse durante quella commissione, il percorso si fermò quando risultò evidente che, nel comprensorio interessato, i vincoli sovraordinati e in particolare quelli del PAI non consentivano di prevedere nuove attività estrattive.
Il problema nasce dalla struttura dello stesso Piano particolareggiato, che deve perseguire due obiettivi collegati:
- recuperare le aree degradate dalla precedente escavazione;
- individuare le zone eventualmente destinabili all’attività estrattiva.
Il modello ipotizzato sembrava affidare agli operatori parte del recupero delle vecchie cave, offrendo contemporaneamente la possibilità di estrarre altro materiale. Venuta meno questa opportunità, sarebbe venuta meno anche la convenienza delle imprese a partecipare al risanamento.
Questa ricostruzione non deve essere lasciata alla memoria di chi partecipò alla commissione. L’Amministrazione deve confermarla o smentirla pubblicando gli atti.
La questione politica è molto semplice:
Il Piano si fermò perché, non potendo consentire nuove escavazioni, non si trovò una soluzione economicamente conveniente per recuperare le aree già compromesse?
Se questa fu la causa dell’arresto, il Comune deve spiegare che cosa sia cambiato oggi. Le disposizioni fondamentali del PRAE sono ancora le stesse e i vincoli devono continuare a essere rispettati. La firma di una nuova convenzione finanziaria non risolve automaticamente il problema che impedì di completare il Piano.
Il rapporto con Colacem.
Nel medesimo quadro rientrano le convenzioni stipulate tra il Comune e Colacem in relazione alla cava Don Paolo.
La vicenda non deve occupare il centro dell’articolo, ma pone una questione concreta: prima di programmare con strumenti pubblici il recupero delle aree estrattive, il Comune deve verificare quali obblighi ambientali, territoriali o di sistemazione siano già stati assunti dall’impresa.
La domanda da rivolgere all’Amministrazione è precisa:
Quali obblighi derivanti dalle convenzioni con Colacem sono stati adempiuti, quali risultano ancora efficaci e come saranno coordinati con il Piano particolareggiato?
Non avrebbe senso inserire nel Piano, e indirettamente porre a carico della collettività, interventi che dovessero risultare ancora dovuti da un operatore privato.
Un Piano per la comunità, ma senza la comunità.
Nel post comunale si afferma che il percorso sarà svolto nell’interesse delle comunità. Non viene però annunciata alcuna modalità concreta di partecipazione.
Non si dice quando saranno pubblicate le mappe, quando verrà illustrato il lavoro già svolto, quali alternative saranno esaminate, quali destinazioni si ipotizzino per le cave dismesse o se si intenda individuare aree ancora estraibili.
Il rischio è che la proposta venga costruita nei tavoli tra Regione, Comune, strutture tecniche e operatori economici, lasciando ai cittadini soltanto la possibilità di intervenire quando le scelte principali saranno già state definite.
La futura consultazione prevista dalla Valutazione ambientale strategica è obbligatoria, ma non può sostituire il confronto preventivo. Consentire osservazioni su un Piano già adottato non equivale a coinvolgere la comunità nella sua costruzione.
Le nostre richieste al Comune.
L’incontro del 15 luglio può rappresentare un’occasione utile per riprendere il procedimento. Ma prima di presentare la convenzione come un risultato, l’Amministrazione deve compiere quattro atti concreti:
- pubblicare gli elaborati e le cartografie già prodotti, insieme allo stato ufficiale del procedimento;
- spiegare perché la proposta non sia mai stata formalizzata e quale soluzione intenda adottare rispetto ai vincoli che impedirono nuove estrazioni;
- chiarire gli obblighi ancora esistenti nei rapporti con Colacem;
- organizzare un confronto pubblico prima della definizione delle scelte di Piano.
La notizia, dunque, non è che Cutrofiano abbia ricevuto altri 100.000 euro o che stia iniziando un nuovo Piano.
La notizia è che, dopo diciassette anni, si tenta di riattivare lo stesso procedimento attraverso un contributo mai incassato e ora nuovamente reso disponibile.
Il risultato non sarà la firma della convenzione.
Il risultato sarà un Piano finalmente approvato, capace di affrontare il recupero delle aree degradate senza aggirare i vincoli e costruito con la partecipazione effettiva dei cittadini.

